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Appunti Storia Moderna 1, Appunti di Storia Moderna

Appunti del corso di storia moderna 1, divisi in più ambiti nei quali l'età moderna ha registrato un cambiamento rispetto ai secoli precedenti

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 20/01/2021

camillalalala
camillalalala 🇮🇹

4.6

(21)

12 documenti

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Scarica Appunti Storia Moderna 1 e più Appunti in PDF di Storia Moderna solo su Docsity! IL TEMPO É stato l’uomo ad attribuire significati al tempo per il suo bisogno di un punto di riferimento per orientarsi all’interno dello spazio e del tempo, dovuto anche al bisogno di collocarsi all’interno di questo tempo. Nascono così definizioni come “storia moderna”, “storia contemporanea” ecc. Ma cos’è il tempo? La fisica sostiene che sia universale, in quanto caratteristica dell’Universo, assoluto e oggettivo. La biologia sostiene che non abbiamo alcuna esperienza del tempo poiché non si può vedere, odorare, toccare ecc., infatti non abbiamo nessuno strumento sensoriale per percepirlo. È neutro. La neuroscienza sostiene che il tempo sia una creazione della nostra mente e che faccia parte dell’Universo non in quanto assoluto e oggettivo ma in quanto i sistemi nervosi che lo realizzano fanno parte dell’Universo. Il tempo non è né lineare né circolare. La linea del tempo, o la forma rotonda del quadrante dell’orologio sono delle convenzioni inventate dall’uomo. Non abbiamo nemmeno la certezza che abbia avuto un inizio e che ci sarà poi una fine. Tuttavia il tempo è sempre stato percepito con un andamento ciclico (ciclo delle stagioni, ciclo circadiano, ciclo lunare). Ci siamo fatti l’idea che il tempo abbia una direzione e su questa idea abbiamo costruito la teoria dell’evoluzione. Anche la parola “progresso”, inventata nel 700 ci dà l’idea di un senso lineare del tempo, che prosegue verso un miglioramento. Perché usiamo il termine età “moderna”? Moderno, nel senso di nuovo perché durante questo periodo avvengono delle “rotture” con i secoli precedenti, qualcosa cambia in modo indissolubile, vi è un distanziamento con i secoli che l’hanno preceduta. RAPPORTO UOMO E NATURA Il rapporto tra uomo e natura è sempre esistito ma in età moderna cambia (circa a partire dal 1500). Registriamo dei fenomeni di antropizzazione della natura, subisce infatti l’influenza umana (vedi incremento delle grandi città). L’uomo sfrutta le sue conoscenze scientifiche per “addomesticare” la natura, lo si vede in fenomeni come la costruzione di dighe, la pratica di deviare i fiumi, la moda dei giardini, l’uso di innesti e di incroci tra piante ecc. Questi cambiamenti sono accompagnati da grandi dibattiti: è giusto o non è giusto ? Si trasferiscono poi anche alla politica; è meglio un governo “naturale” e quindi dove a capo risiede il re, così come il padre è il capo della famiglia, o un governo “artificiale” come la repubblica? LE RIVOLUZIONI SCIENTIFICHE Le rivoluzioni scientifiche creano un distacco dal Medioevo e riguardano proprio il nuovo tipo di rapporto con la natura. Inizia a venir vista come qualcosa che si può “addomesticare”, sottomettere ma anche controllare e prevedere. Nell’uomo nasce l’idea di poter intervenire modificando la natura, inizia a comprendere che può comandare su di essa, che non è più suo suddito. Il cambiamento dei metodi usati nell’agricoltura (es. coltivazioni a ciclo triennale, enclosures…) testimoniano questo cambio di mentalità, ma anche la differenza che, prima dell’età moderna, la caccia era un mezzo per procacciarsi il cibo mentre in età moderna diventa uno sport per nobili. Anche le foreste iniziano ad essere recintate e preservate. La contrapposizione uomo/ragione-natura rispecchia il dualismo cartesiano ed è rappresentato anche dai binomi mente-corpo e idea-materia. Il punto centrale del dibattito diventa quello dei limiti in cui la natura non è addomesticabile. Ci sono ancora degli eventi che l’uomo non può controllare con la propria razionalità come le catastrofi. LE RIVOLUZIONI GEOGRAFICHE Le rivoluzioni geografiche sono un altro segnale di rottura. La scoperta del “Nuovo Mondo” non è da considerarsi limitata alla data 1492 ma è il risultato di una lunga conquista, di un lungo processo di espansione biologica e di europeizzazione. È il frutto di un lungo scontro tra culture, ecologie, popolazioni diverse, risolto sotto forma di colonialismo cioè di imposizione di una cultura dominante. LE RIVOLUZIONI DELL’IMMAGINARIO L’età moderna è accompagnata anche da un cambiamento nei modi di pensare e quindi anche degli stili di vita. Ad esempio la natura è considerata al servizio dell’uomo e non più viceversa. L’uomo si allontana dalla campagna/terra e mutano anche le relazioni con gli animali. Notiamo questo cambiamento del modo di pensare anche nel modo di rappresentare la Terra. La cartografia dimostra lo scarto del moderno. Il passaggio dalla riscoperta della “Geografia” di Tolomeo alla “personalizzazione” dello spazio attraverso l’uso della stampa e degli atlanti. Registra il passaggio verso il controllo della natura e del territorio. Ma la cartografia non è solo rappresentazione dello spazio. È anche rappresentare il proprio modo di vedere e percepire il mondo, ma anche dimostra la potenza di uno stato in termini di progresso per poter offrire una rappresentazione del territorio in quanto richiede investimenti finanziari, spesso derivanti dal principe. La conoscenza è quindi anche una manifestazione del potere politico e ci aiuta a capire lo sviluppo della sovranità. La cosiddetta cartografia congetturale, ovvero la possibilità di immaginare un mondo che non si conosce è un modo per esercitare un dominio o un’egemonia, è un segno di potere, vengono fatte infatti delle esplorazioni finanziate dallo stato. Lo scopo non è più solo la conoscenza del territorio ma anche un obiettivo politico specifico, una volontà politica di dominio del territorio. RETI GLOBALI Il mondo è sempre stato connesso ma in principio i mezzi a disposizione (navi, piedi, cavallo) non consentivano di poter fare il giro del mondo in poco tempo. Tutto avveniva molto lentamente. Nel 1850, con l’invenzione della ferrovia, il tempo di percorrenza della circonferenza terrestre diminuì della metà. Nei primi del 900, con l’invenzione dell’aereo diminuì ancora. Secondo David Harvey, il mondo è rimasto lo stesso ma grazie alla maggiore velocità delle comunicazioni ci dà l’idea che si sia rimpicciolito. La globalizzazione è la compressione dello spazio-tempo . Oltre ad essere uno degli elementi di modernità di quest’epoca segnando un altro distacco con i secoli precedenti. Ma una delle caratteristiche delle reti globali è anche l’aumento dei punti di vista, non esiste più solo una visione del mondo da un punto di vista eurocentrico. I punti di contatto sono i mari e gli oceani, dove centri e periferie entrano in contatto. Vengono messe in contatto anche le potenze/ egemonie ovvero i paesi che sono in grado di esercitare un tipo di controllo non solo politico e militare ma anche economico e culturale, senza necessariamente esercitare una forma di dominio. Le diaspore, intese come allontanamento di persone dal proprio luogo di origine, avvengono sempre più frequentemente in età moderna, rispetto al passato. Non solo dovute a motivi drammatici o demografici e quindi in parte non prevedibili ma compare anche il fenomeno delle diaspore commerciali. Ad esempio come avviene con la nascita delle compagnie di commercio ovvero delle organizzazioni che promuovevano e finanziavano le esplorazioni. Erano delle società per azioni con capitale prevalentemente pubblico. Le corporations invece erano delle società a responsabilità limitata e che quindi rispondevano solo per il capitale investito. Vi era inoltre una divisione tra management e investitori. Un’altra caratteristica della globalizzazione fu una maggiore diffusione di notizie (scarto di velocità rispetto al passato), utili visto anche il diffondersi delle epidemie poiché la notizia doveva precedere la malattia. Lo scambio veloce di informazioni non serviva solo per i commerci ma anche per rafforzare la sicurezza. La globalizzazione è accelerata dallo sviluppo delle vie di comunicazione e delle innovazioni tecnologiche. Più è veloce più una notizia è efficace (in età moderna migliora anche il servizio postale) e perché sia efficace una notizia deve essere anche breve. Cambiano dunque anche le forme di comunicazione, cambia il modo di costruire le notizie: invenzione dei giornali, fogli con notizie brevi. Cambia anche l’uso della lingua: si inizia ad usare l’inglese come lingua universale del commercio. FASE BRITANNICA: Parte dalla sostituzione della Gran Bretagna all’Olanda nel controllo delle reti globali del commercio attraverso vari conflitti ad es. la guerra anglo-boera in Sud Africa, poiché la Gran Bretagna è militarmente superiore all’Olanda. Comprende poi l’acquisizione dell’India e dell’Australia. LE EGEMONIE IN ETÀ MODERNA: STATI E IMPERI Quali sono le dinamiche che portano alla formazione di una potenza? Il criterio che possiamo utilizzare per capire come si forma la sovranità è la capacità di controllare un territorio. Infatti riconosciamo che si forma una sovranità quando nella storia emerge un soggetto capace di esercitare il monopolio dell’uso della violenza . La vendetta privata/faida che spopolava nel mondo antico e nel medioevo lascia il posto a un’autorità che esercita la forza sostituendosi ai singoli, si sostituisce con la sovranità. Se manca la sovranità lo Stato è in crisi. Sovrano è colui che è capace di assumere decisioni politiche, che è in grado di eliminare guerre private all’interno, che è in grado di decidere chi è nemico e chi è amico e di sciogliere il nodo tra guerra e pace. Più un territorio è grande e più è difficile governarlo. Nazione= coincidenza fra territorio e una popolazione che abbia delle caratteristiche simili dal punto di vista linguistico, culturale e religioso. In età moderna non esiste una corrispondenza automatica fra stato e nazione. Oppure esistono stati al cui interno vi sono varie nazioni (es. in Spagna convivono baschi, catalani ecc.), oppure nazioni che non hanno uno stato come i rom, oppure nazioni che sono state inventate (es . la Finlandia non aveva una lingua scritta tramandata) LE CITTÀ Un altro fondamentale centro di interesse sono le città. Questo termine è portatore di significati nuovi in età moderna. Da città arriva anche il termine “cittadinanza” ovvero l’appartenenza ad uno Stato, legame con un territorio. La prima caratteristica della città è lo SPAZIO DEFINITO, ovvero, la città consente una precisa identificazione e delimitazione sul territorio (separata dalla campagna) La seconda caratteristica è lo SPAZIO IDENTITARIO, ovvero, la città aiuta a creare un’identità della popolazione che sta al suo interno. Ciò determina anche il carattere degli abitanti della città (diverso da quello di chi abita in campagna) La terza caratteristica è lo SPAZIO COMPLESSO, ovvero, in città anche in bisogni sono diversi infatti in campagna è più facile provvedere ai bisogni di sussistenza. Abitare in una città significa essere una popolazione stanziale, di conseguenza è un modello culturale e una condizione che crea particolari bisogni. In età moderna il numero delle città aumenta, nascono le metropoli e le grandi capitali. Inoltre aumenta anche la popolazione delle città perché migliorano le condizioni di vita e la lunghezza della vita stessa. Le città sono anche un modello di organizzazione sociale. Diventa il modello antropologico dominante (rispetto al nomadismo) e partendo dallo spazio europeo diventa poi universale. La città produce al suo interno delle condizioni politiche diverse da quelle che ci sono all’esterno, anche grazie alla relazione di interdipendenza tra i cittadini. Nascono anche delle regole di comportamento come il fatto di dover pagare le tasse. Chi vive in città gode di privilegi in quanto cittadino. “cittadino” è una parola sempre meno indeterminata, è carica di significati moderni che indicano un particolare status. Infatti l’abitante della città, per il fatto di vivere dentro uno spazio così complesso ha determinati privilegi che altri al di fuori non hanno (ad es. le fontane pubbliche). In età moderna si preferisce sempre di più vivere in città e questo causa un aumento del numero della popolazione cittadini. Nascono quindi nuove città e si verifica il fenomeno dell’”inurbamento” intensivo, prima in Europa e poi ovunque. Fino al 500 le grandi rivolte erano contadine mentre dall’ età moderna più matura le grandi rivolte si fanno nelle città e nelle piazze. Vivere in città comporta anche un attaccamento alla memoria storica, attraverso la scoperta (a volte anche invenzione) e la difesa di un passato che possa testimoniare la salvezza di questa identità urbana. Ad es. nel caso di città murate ma senza scopo di difesa (es. Cittadella, Castelfranco Veneto) , solo con lo scopo di preservare il senso identitario della città. La città è un organismo vivente che continua a svilupparsi ed è in costante movimento. La città è una trasformazione. Nell’Encyclopédie viene rotta l’immagine statica della città facendo un elenco dei possibili usi del termine specificando le diverse tipologie di città che si possono incontrare. Ad es. città capitale, città portuale, città commerciale, città prigione ecc. Attraverso le funzioni diverse, la città evidenzia il suo dinamismo. La città è in continuo divenire anche dal punto di vista urbanistico e topografico per delle nuove esigenze che si riflettono all’interno dello spazio urbano, la città è capace di adattarsi in quanto organismo vivente. Questi cambiamenti si riscontrano per es. con l’abbattimento delle mura di cinta che avviene tra 700 e 900 nella maggior parte delle città del mondo, per poter incrementare i commerci, le comunicazioni ecc. I centri abitati aspirano a diventare città, vi è un processo di emulazione per poter assurgere al rango di città. Ogni volta che un villaggio assume il rango di città, acquista il simbolo della corona sullo stemma. Prima dell’Europa degli Stati, c’è l’Europa delle città, lo Stato è qualcosa che si è aggiunto alle identità urbane. Infatti i gemellaggi tra città nascono da un momento in cui era più facile sanare vecchie ferite tra le città piuttosto che tra accordi fra stati. La città è un potente agente di trasformazione della popolazione; attorno all’idea di cittadino si riesce a plasmare e attenuare le differenze sociali creando una forma di uguaglianza che significa inclusione. Le classi sociali sono differenti ma si è tutti uguali nell’essere cittadini. La città riesce a includere anche categorie di persone che tendono ad essere escluse come gli emarginati (sono ai margini ma pur sempre dentro i confini della società). Le città sono anche i luoghi in cui vengono create le istituzioni e i luoghi delle istituzioni sono ancora una volta un esempio di senso di appartenenza. LA VIOLENZA E LA GUERRA Le guerre sono manifestazioni dell’uso della forza/violenza. Ciò è un fenomeno tipico dell’essere umano nella società organizzata, l’uso della forza è un fenomeno NATURALE. Quello che abbiamo imparato è l’addomesticamento dell’uso della forza perché diversamente nello stato di natura la tendenza è quella di ricorrere alla violenza per sopraffare i propri simili. Essendo un fenomeno naturale, l’uso della violenza non può essere estirpato, ma possiamo controllarlo e disciplinarlo tramite le leggi, la polizia, la cultura e l’educazione. In età moderna avviene il superamento del ricorso alla faida (vendetta privata). Il ricorso alla violenza diventa espressione della sovranità. L’uso della forza viene sottratto ai singoli e diventa monopolio dello stato. Il sociologo Max Weber spiega questa fatto sostenendo che l’essenza stessa dell’esistenza dello Stato sta nella capacità di assumere il monopolio della violenza legittima. Il controllo della guerra avviene attraverso l’uso degli eserciti (è il modo in cui gli stati veicolano l’uso della forza legittima). Un principe/ stato sono veramente sovrani quando riescono a controllare l’uso della forza e della guerra stessa. Proprio perché è un istinto naturale non potremmo mai debellare il fenomeno della guerra ma si capisce che può essere addomesticato allo stesso modo in cui riusciamo ad addomesticare l’uso della violenza privata. La razionalità della politica infatti, può e deve controllare la guerra. La guerra serve soltanto a un obiettivo che si propone la politica, quindi lo scopo della guerra non può essere la distruzione del genere umano, deve essere piuttosto la sottomissione del nemico alla propria volontà politica. La sottomissione del nemico è un atto di razionalità, arrivare a una tregua o a un trattato di pace è un segno di forza. Il fine ultimo della guerra non è la vittoria ma la pace. In età moderna cominciano a nascere una serie di progetti per la “pace perpetua” che porteranno alla costituzione delle Nazioni Unite nel 900. Ci sono guerre che non hanno portato ad alcun risultato politico e perciò si sono ripetute, solo alcune guerre hanno un impatto e un coinvolgimento tale da essere influenti sul piano internazionale. Le guerre costituenti sono quelle che creano una fase di stabilità politica. La guerra è anche un motore di progresso tecnico, è una situazione nella quale si sperimentano delle innovazioni tecniche che poi gli stati trasformano in benefici per la popolazione. Infatti maggiore diventa l’innovazione tecnologica e minore è il coinvolgimento della popolazione (meno morti). La guerra diventa sempre più di posizione che di movimento. STRATIFICAZIONI SOCIALI La società in età moderna è gerarchizzata ma mentre oggi la divisione dipende dalla capacità e dal merito, nell’antico regime la collocazione delle persone nella scala sociale dipende dalla nascita (se uno è nobile rimane in quella condizione indipendentemente dai propri talenti o meriti). Ne deriva anche un linguaggio diverso da quello che usiamo nella contemporaneità. Oggi non possiamo più parlare di “classe sociale” (espressione che è stata diffusa nell’800 per spiegare la collocazione delle persone nella società in relazione alla propria capacità produttiva). Oggi parliamo di CETI o ORDINI SOCIALI: 1) nobiltà, 2) clero, 3) terzo stato. La società comprende anche gli emarginati, che vivono ai margini ma non sono necessariamente esclusi (poveri, ammalati ecc.). Esistono molte figure intermedie soprattutto tra nobiltà e terzo stato, ovvero quelle persone che prestano momentaneamente il loro servizio a nobiltà o clero pur appartenendo al terzo stato, come il maggiordomo. Parliamo di identità corporata, in quanto l’identità delle persone deriva dal fatto di appartenere ad un gruppo (es. chi fa il tipografo, il calzolaio ecc. appartiene a una corporazione). Finché la donna è inserita nel gruppo familiare il suo ruolo è riconoscibile verso l’esterno, se invece è fuori da un gruppo è facilmente emarginata (es. le streghe). La logica della gerarchia che deriva dalla nascita viene replicata in scala sempre più piccola. La gerarchia più evidente è legata alla PATRILINEARITÀ ovvero il riconoscimento al vertice di una figura maschile, sia a livello politico che familiare (principe per la nazione, padre per la famiglia). Ci sono dei casi di matrilinearità ma sono molto rari e soprattutto più frequenti nelle civiltà extra europee. La gerarchia serve a dare delle regole e individuare a chi spetta prendere le decisioni. All’interno della PRIMOGENITURA si afferma la LEGGE SALICA (riserva i maggiori privilegi al primogenito maschio). È la legge che seguono tutte le case regnanti per la successione al trono (anche se conosce delle eccezioni). La parentela è determinata sia dalla consanguineità ma nella famiglia allargata di età moderna include anche tutti coloro che sono uniti da vincoli di matrimonio o di servizio. Anch’essa è dominata dalla patrilinearità. FEDECOMMESSO= disposizione testamentaria per la quale l’erede ha l’obbligo di conservare l’eredità e di trasmetterla intatta nelle generazioni. È il vincolo che consente di utilizzare i beni della famiglia ma non di dividerli o alienarli. DOTE= parte del patrimonio familiare destinata alla figlia per garantire la formazione di un nuovo nucleo familiare tuttavia è controllata prima dal padre e poi dal marito. La donna non è soggetta di diritti, non può disporre dei propri beni (sempre per la patrilinearità). Non era considerato disdicevole che vi fossero degli uomini soli (non accompagnati da donne) ma lo era che vi fossero donne sole (incolpate di stregoneria). La mobilità sociale era estremamente ridotta poiché c’erano pochissime possibilità di modificare il proprio ordine sociale ed è legato sempre ad un intervento esterno del principe. Ad es. con l’acquisizione del titolo nobiliare, o come ricompensa per un servizio svolto al principe oppure perché i sovrani necessitavano di denaro e vendevano i titoli nobiliari. Questo è un fenomeno sempre più evidente nel corso del 700 e dimostra il fatto che la società di antico regime sta entrando in crisi poiché così facendo il sovrano inizia a riconoscere il talento/merito di chi quei soldi li ha accumulati quindi talento e merito iniziano a poter migliorare la propria condizione sociale. Tutte le forme di rappresentanza in età moderna sono in forma cetuale, ovvero nelle assemblee vengono rappresentati i 3 ceti e non i cittadini (Diete in Germani, Stati generali in Francia) Tutta la società dell’Antico Regime si muove usando un linguaggio che racconta le differenze in maniera visiva, ad esempio tramite i vestiti. Ma anche luoghi con scopi diversi in base alle funzioni per le quali sono destinati ad esempio la piazza della cattedrale, la piazza del mercato, la piazza del municipio. CULTURALI: appare il libertinismo (17 ° sec.) in cui si rivendica la libertà di pensiero. RELIGIOSO: tramite la privatizzazione della fede, ovvero, la fede viene vista come atto privato e intimo e non più pubblico Si verifica un distacco del sapere scientifico da quello religioso. A partire dal 600 si comincia a capire che è possibile tenere separata la sfera religiosa da quella civile e politica (pur senza rinunciare alla fede). Quanto più si capisce che sono distinguibili, tanto più si amplia la sfera di libertà della persona. Non si ragiona più soltanto tramite gli schemi imposti dalla Chiesa ma si può riflettere in autonomia. Gradualmente questa consapevolezza si inserisce all’interno della dimensione culturale, civile e politica lasciando una serie di segni che tornano alla luce (es. presidente USA che fa il giuramento con una mano sulla Bibbia). Avviene una traslazione del sacro alla politica ovvero tramite atti e comportamenti che vengono trasferiti dalla sfera religiosa alla vita quotidiana privati dei loro significati originali. La Chiesa svolge anche attività delegate dagli Stati come la gestione dei territori coloniali e lo sviluppo dei commerci. Inoltre, è da un punto di vista culturale un potente veicolo di conoscenze anche rispetto a mondi diversi da quelli europei. È proprio il confronto tra questi mondi così diversi che il cristianesimo racconta attraverso le testimonianze dei viaggi dei missionari. La conoscenza di altri popoli, diversi da quelli europei, porta come conseguenza lo spostamento del punto di vista. C’è un progressivo abbandono dell’eurocentrismo, così l’occidente impara a mettersi in discussione. Ciò porta con sé anche la possibilità di criticare/mettere in discussione la storia europea (ad es. la messa in discussione del modo in cui la popolazione europea si è evoluta rispetto all’evoluzione dei popoli selvaggi del nuovo mondo: l’abbandono di quello stato di natura ci ha fatto perdere delle caratteristiche originarie naturali o ci ha migliorato?) CORPO ED EMOZIONI (vedi approfondimento) ORGANIZZAZIONE E SAPERE SCIENTIFICO L’osservazione della natura è stata il primo passo per poter sviluppare la scienza. Si ritorna ad interrogarsi su dei meccanismi sui quali non ci si interrogava più perché all’età moderna era già arrivata la tradizione dell’età classica che comunque perpetuava degli errori. Ad esempio fino all’ età moderna si usa ancora il calendario cesariano inventato in epoca romana che non era però precisamente esatto. Infatti all’inizio del 500 si era notato una sfasamento di 12 giorni rispetto agli astri (perché la durata dei giorni era stata sbagliata di alcuni secondi). Alla fine del 500, papa Gregorio decide di riformare il calendario , infatti quello che usiamo ancora oggi è il calendario gregoriano. Si inizia ad usare il metodo sperimentale, che prevede di arrivare alla conoscenza provando nuovi approcci. Permette di arrivare alla deduzione di una tesi/spiegazione. C’è anche una progressiva scoperta del ruolo della persona (lo scienziato in primis) prima nel controllo e poi nell’addomesticamento della natura. A mano a mano che si va avanti si tratta sempre meno di figure individuali. Il progresso scientifico è accompagnato dalle grandi istituzioni scientifiche ovvero organizzazioni di persone (organizzazione stessa è una forma di controllo) che oltre al controllo portano anche finanziamenti. Sono di 2 tipi: ACCADEMIE: sono delle associazioni in cui si sviluppa il discorso scientifico. Sono molto ben disciplinate e regolate (per quanto riguarda chi può entrarvi, le attività che si fanno ecc.) Sono spesso protette dai sovrani che finanziano in cambio di poter controllare ciò che succede all’interno. UNIVERSITÀ: si sviluppano a partire dal mondo medievale. In età moderna diventano istituzioni controllate dallo Stato e dal principe e in cui si sviluppa il discorso scientifico. Il vantaggio del controllo che università e accademie esercitano sulla ricerca scientifica è dato dal fatto che dal principe si ricevono finanziamenti e ciò accelera la ricerca. Inoltre tutte le università sono in contatto quindi c’è uno scambio di informazioni. Lo studio (anche medico/anatomico) del corpo umano diventa la strada tramite la quale l’età moderna abbandona il soprannaturale. Di nuovo possiamo parlare di secolarizzazione in quanto avviene lo scontro tra la teologia che sostiene che ci sono dei limiti alla comprensione e la scienza che vuole spiegare tutto razionalmente. Ippocrate e Galeno erano 2 grandi medici dell’antichità, rappresentano quella parte dell’età classica che viene abbandonata. L’innovazione tecnologica consente di cambiare il metodo sperimentale non solo non basandosi più solo sull’osservazione ma anche cambiando il modo di osservare. L’uomo al centro dell’attenzione come soggetto capace di risolvere il rapporto con la natura. Questa idea che va affermandosi ha una serie di effetti su dei fenomeni culturali. Ad es. l’Encyclopédie di Didérot e D’Alembert è in ordine alfabetico ovvero un ordine razionale. È un caso di ricaduta del metodo scientifico nella vita culturale ma anche quotidiana , mettere le cose in un ordine razionale. LA COMUNICAZIONE La centralità della persona in tutti i campi produce un rovesciamento nel modo di pensare la realtà, rovescia la percezione secondo la quale la persona è suddito rispetto a una serie di fenomeni e autorità che sono superiori. Quando la persona inizia ad assumere la consapevolezza di poter incidere sugli avvenimenti stessi diventa protagonista. Questo cambiamento si registra anche a livello collettivo, ad es. le folle diventano rivoluzionarie. Il pubblico subisce una trasformazione fondamentale che si realizza alla fine dell’ età moderna. Il pubblico da spettatore si trasforma in protagonista. Si mette in moto il meccanismo che mette in discussione il principio di autorità così come il passato lo aveva consegnato. Nasce l’opinione pubblica che è un soggetto collettivo al quale riconosciamo di poter influire sugli avvenimenti. Questa trasformazione si accompagna ad un’altra molto importante ovvero la distinzione tra i concetti di pubblico e privato. Privato è ciò che è sottratto al pubblico. L’idea è quella che proprio perché al centro c’è la persona, ci sia la possibilità di delimitare un proprio spazio sottraendolo al principe che è colui che è padrone di tutto e che non può essere controllato dall’autorità civile e religiosa. Ciò è un’invenzione dell’ età moderna, non si registra nei secoli precedenti. Il pubblico dei lettori diventa una forma di riappropriazione di spazi, poteri e libertà che la società dell’antico regime (e prima) non praticava. Significa anche non dare per scontato che quel pubblico sia rappresentativo di tutti. Nasce il pubblico dei lettori. Prima era un pubblico di ascoltatori di un elite che leggeva. Il primo segnale che qualcosa sta cambiando, in età moderna, è dato dal fatto che il pubblico si appropria della lettura che prima era riservata a pochi, e ne fa uno strumento individuale. Prima era controllato e utilizzato da chi aveva l’autorità per leggere (l’ufficiale statale che leggeva gli annunci, il prete in chiesa…) Si diffonde l’alfabetizzazione ma anche una personalizzazione della lettura (ascoltiamo noi stessi senza parlare). Cambia infatti la modalità di lettura e dell’ascolto. In Antico Regime la normalità era una lettura pubblica e ad alta voce. Adesso è una lettura privata e silenziosa. L’ età moderna inventa il concetto di pubblico come lo intendiamo oggi, è anche il segno di una nuova relazione che si instaura tra l’autore e il suo lettore. Anche in questo caso si sciolgono i legami di sudditanza che c’erano in Antico Regime, infatti nei secoli precedenti l’autore poteva scrivere perché c’era un mecenate che lo finanziava (è un rapporto di sudditanza). Alla fine dell’ età moderna invece lo scrittore non dipende più da un principe e quindi si rivolge a un pubblico (nuovo soggetto di riferimento). Si arriva così all’opinione pubblica, si ottiene un parere alternativo alle voci che c’erano già prima (sovrano, chiesa, …) La diffusione del giornalismo avviene in Inghilterra alla fine del 600 per indicare un fabbricatore di notizie che è al servizio del pubblico. È un modo attraverso il quale ciascuno ha a disposizione un testo per potersi formare un’opinione propria (a basso prezzo). All’inizio è un mestiere degradante poiché si dipende dal principe o comunque dal denaro e quindi il giornalista non è completamente libero di pubblicare ciò che vuole. Ciò ci fa capire l’importanza del mercato perché poi il giornalista dipende dal pubblico che compra il giornale. Il cittadino è un pubblico attivo ovvero quella che in età contemporanea chiamiamo “opinione pubblica” (è un’invenzione dell’età moderna). Spiega il fatto che non ci troviamo più di fronte a tante opinioni individuali ma intendiamo un soggetto nuovo, autonomo, indeterminato (una moltitudine di persone indistinte) che ha la forza di esprimere un’opinione e in questo modo influire sull’andamento della Storia e delle decisioni. Porta anche a dei problemi nuovi: l’opinione pubblica è controllore o deve essere controllata? Nell’ Antico Regime l’opinione del pubblico era considerata falsa, solo quella del re era vera. Un’opinione pubblica che acquisti troppi poteri diventa anche pericolosa (es. esecuzioni con la ghigliottina pubbliche in piazza). L’opinione pubblica diventa una delle autorità alle quali si comincia a fare più ricorso. Gli uomini del tempo sono molto consapevoli dell’importanza che sta assumendo questa idea del pubblico e promuovono questa trasformazione. La consapevolezza che le “regole” del gioco sono condizionate dal gusto del pubblico porta anche alla nascita del mestiere del giornalista. L’innovazione tecnologica attraverso la meccanizzazione sempre più diffusa che permette di modificare le tecniche di stampa e accelerare i tempi necessari per stampare un giornale. Inoltre, una maggiore sicurezza e i nuovi strumenti per far circolare le notizie alimentano l’interesse di un pubblico che vuole sempre nuove notizie in poco tempo. Aumenta dunque la reputazione sociale di chi si occupa di informazione. Lo scrittore è colui che possiede la notizia e in più ha l’arte di condividerla con il pubblico. Il mestiere delle scrittore o del giornalista diventa il banco di prova attorno al quale si registrano tutta una serie di cambiamenti. Il mestiere dello scrittore è quello che si trova sempre in una condizione di suddito poiché o dipende dal sovrano o dipende dal pubblico. È quindi lo scrittore un uomo libero? Secondo Voltaire lo scrittore non potrà mai essere libero, almeno dal punto di vista economico. Ma la missione di un uomo di lettere è andare sempre alla ricerca della verità (per ispirare questo ideale si fa ritrarre in una statua completamente nudo). La maggior parte degli scrittori in età moderna non riesce a vivere del proprio prodotto letterario, grandi letterati si mettono a scrivere cose di basso livello in cambio di denaro. Una degli ostacoli dell’ età moderna nella costruzione della figura del letterato come lo immaginiamo oggi è l’assenza del diritto d’autore cioè l’assenza di regole che riconoscono la paternità e la proprietà intellettuale del testo che viene scritto. Chiunque scriva un testo che mette a disposizione del pubblico ha 2 poteri: il diritto morale di autore (diritto di vedere riconosciuto il proprio nome di fianco al titolo) e il diritto economico d’ autore (sfruttare economicamente l’opera prodotta). Prima del 700, ciò non esisteva. Nel 1710 lo statuto della Regina Anna d’Inghilterra introduce il copyright, diritto esclusivo e non cedibile. Nuovi diritti più un pubblico che riconosce l’importanza di questi mestieri portano al moltiplicarsi delle tipologie di questi mestieri stessi e di conseguenza la scrittura e l’informazione e la comunicazione, acquistano sempre più importanza nel mondo moderno. Anche perché la comunicazione si adatta alle nuove esigenze di questo mondo che acquista sempre maggiore velocità. È necessario che l’informazione circoli e lo faccia velocemente. Ancora una volta il segno più evidente risiede nel mestiere del giornalista. Notizie disposte nei giornali dell’epoca in modo da farci capire quanto tempo fa sono avvenuti quei fatti. Inoltre il giornalista usa delle forme e tecniche per attirare l’attenzione del lettore, per catturare la sua empatia. Cambia anche il modo di scrivere le notizie e la loro gerarchia (cambiano i criteri secondi i quali si attribuisce importanza a una notizia piuttosto che ad un’altra). Un’altra innovazione è che le notizie vengono messe a disposizione di tutti a basso costo. Nascono anche luoghi di socializzazione (sale di lettura, caffè, …) dove pagando una consumazione minima si ha la bevanda e la lettura del quotidiano.
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