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L’EUROPA ALLA FINE DELL’OTTOCENTO, MODULO 1, Appunti di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Materia: “Storia dell’Arte” A.S. 2019/20 Inquadramento storico-geografico William Morris e la “Arts and Crafts Exibition Society” L’Art Nouveau: caratteristiche generali Klimt: Giuditta I; Giuditta II; La Secessione Viennese: Palazzo della Secessione (Olbrich); I Fauves e Matisse: Donna con cappello; La danza

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 27/12/2022

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Scarica L’EUROPA ALLA FINE DELL’OTTOCENTO, MODULO 1 e più Appunti in PDF di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche solo su Docsity! Liceo Scientifico Minerva Materia: “Storia dell’Arte” Prof. GASBARRI MARCO A.S. 2019/20 Classe 5° A MODULO 1. L’EUROPA ALLA FINE DELL’OTTOCENTO ✓ Inquadramento storico-geografico ✓ William Morris e la “Arts and Crafts Exibition Society” ✓ L’Art Nouveau: caratteristiche generali ✓ Klimt: Giuditta I; Giuditta II; ✓ La Secessione Viennese: Palazzo della Secessione (Olbrich); ✓ I Fauves e Matisse: Donna con cappello; La danza L’EUROPA DI FINE OTTOCENTO ( Inquadramento storico-geografico) Il secolo XIX è stato definito dagli storici come “il secolo delle nazionalità”, in quanto, soprattutto dopo le rivoluzioni del 1848, fu un susseguirsi di rivoluzioni che avevano il fine di creare degli Stati nazionali moderni. La parola “nazione” comincia a essere usata nel Basso Medioevo, per indicare gruppi accomunati dalla stessa provenienza geografica; solo nel XIX secolo viene usata per indicare un tipo specifico di comunità politica, che si riconosceva unita da tradizioni storiche, lingua e costumi. Germania: I nazionalisti tedeschi chiedevano la formazione di una sola, grande Germania e a guidare l’unificazione di questo Stato si candidarono sia la Prussia sia l’Austria. Fu la Prussia, guidata dal primo ministro (o cancelliere) Otto von Bismarck (al potere dal 1862 al 1890) ad avere la meglio: la Prussia era uno Stato che nel 1859 aveva varato una riforma dell’esercito e che, guidata dal re Guglielmo I, si era distinta per il forte carattere militarista. Nel 1866 entrò in guerra contro l’Austria e la sconfisse. Venne allora creata una prima Confederazione della Germania del Nord, guidata proprio dalla Prussia. Nel 1870 attaccò la Francia di Napoleone III (guerra franco-prussiana), sconfiggendola e conquistando l’Alsazia e la Lorena, due regioni di lingua tedesca prossime al confine francese. Nel 1871 l’unificazione tedesca si concluse e il re di Prussia venne proclamato imperatore di Germania. Austria: Rimase fuori dal nuovo Stato. La Germania conobbe un rapido sviluppo delle industrie (diventando la seconda potenza industriale in Europa) e delle ferrovie: nel 1880 aveva una rete ferroviaria più estesa di quella inglese. Il nuovo Stato, forte, popoloso e industrializzato, si inserì tra le maggiori potenze europee dell’epoca: il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, la Francia, l’Impero Austro-Ungarico e l’Impero Russo. La sconfitta dell’Austria nella guerra del 1866 portò questo Stato a una crisi interna, tanto che divenne una federazione di due Stati, quello austriaco e quello ungherese, che prese il nome di Impero Austro-Ungarico. Francia: La sconfitta nella guerra franco-prussiana provocò la fine dell’impero di Napoleone III e il ritorno alla repubblica, che fu da allora in poi la forma di governo di questo Stato. Il governo francese dovette accettare un armistizio che prevedeva anche l’occupazione di Parigi da parte dell’esercito prussiano. La popolazione parigina reagì e il 18 marzo 1871 scoppiò una rivolta, con una larga partecipazione di operai e di piccoli borghesi. Non si trattò di una rivoluzione preparata dai partiti e dai movimenti socialisti, ma di un’insurrezione spontanea. A Parigi, assediata dai prussiani e dall’esercito francese, si formò un governo rivoluzionario, che è passato alla storia con il nome di la Commune (la Comune) di Parigi. Nelle elezioni che vennero indette, molti lavoratori entrarono a far parte del governo. Inghilterra: Prima potenza industriale, navale e commerciale del mondo, conobbe un periodo di grande sviluppo sotto il lungo regno della regina Vittoria (1837-1901). Nell’Età Vittoriana, come spesso viene chiamato questo periodo, l’Inghilterra partecipò poco alle vicende politiche europee, mentre rafforzò ed estese il suo già vasto dominio coloniale in Africa, in Oceania e soprattutto in Asia (l’India divenne proprio in questi anni completamente soggetta all’Inghilterra). La monarchia parlamentare inglese divenne sempre più democratica con la concessione nel 1884 del diritto di voto a tutti i cittadini maschi nelle elezioni politiche. La Russia rimase un paese profondamente arretrato, anche se vi furono alcuni progressi grazie alle riforme dello zar Alessandro II Romanov (regnante dal 1855 al 1881), che eliminò la servitù della gleba (1861) e riorganizzò l’esercito, l’istruzione e la giustizia. Lo sviluppo industriale, invece, rimase molto limitato. Italia: Si trova ad affrontare la riorganizzazione delle sue istituzioni; tale riorganizzazione investe la vita politica, economica e sociale. Dopo la conclusione del processo risorgimentale, segnato da importanti tappe storiche 1861: Unità d’Italia; 1866: annessione del Veneto; 1870: conquista di Roma e trasferimento della capitale da Firenze a Roma nel 1871, la classe dirigente della neonata monarchia italiana è costretta a fare i conti con i gravi problemi di un territorio caratterizzato da profonde divisioni regionali e da una complessiva arretratezza economica, dovuta a diversi fattori: la carenza di vie di comunicazione, scuole e infrastrutture; la condizione di analfabetismo e di povertà della maggioranza della popolazione. GUSTAV KLIMT (Luglio 1862 - Febbraio 1918, Vienna) - Uno dei maggiori promotori della Secessione viennese. - Maggior esponente della pittura Art Nouveau. - Nel 1903 visita due volte Ravenna a cui si lega talmente tanto da influenzare il suo stile negli anni successivi. - 1912 presidente dell'Unione Austriaca degli Artisti. - morì a causa di un ictus celebrale che lo aveva semiparalizzato. - Nelle opere pittoriche di Klimt il disegno è rigoroso e armonico, con un preziosismo quasi gotico - Affina l'uso del colore creando trasparenze, mantiene le decorazioni bidimensionali e conserva gli effetti volumetrici; - Non c’è nessuna linea di contorno nei personaggi, li sfuma delicatamente creando figure evanescenti; - Utilizza il fondo oro che crea una lucidità bidimensionale facendo esaltare la tridimensionalità della figura; - Disegna elementi geometrici naturalistici estremamente semplificati e stilizzati; - Le cornici dorate sono parte integrante delle sue opere; - Con l’uso dell'oro in foglia riesce a creare poetici paesaggi e splendidi ritratti femminili; - Klimt, ad un gusto per la decorazione, unisce l’interesse per una rappresentazione fortemente simbolica. - Il quadro è una superficie che egli riempie con zone piatte di colore e con motivi decorativi più volte ripetuti, uniti tra loro da un prezioso arabesco lineare e interrotti solamente da immagini di volti umani. ANALISI OPERE: GIUDITTA I Autore: Gustav Klimt Data: 1901 Tecnica: olio su tela Dimensioni: 84×42 cm Ubicazione: Vienna. Chi era Giuditta? E’ un’eroina biblica. Durante un assedio Assiro nella sua città, Betulia, la giovane si recò splendidamente abbigliata nel campo nemico. La sua bellezza colpì il comandante delle truppe assire Oloferne che se ne invaghì. Un giorno mentre dormiva ubriaco, Giuditta gli recise la testa portandola in città avvolta in un panno. I concittadini, notando lo scompiglio nel campo nemico per la morte del comandante, procedettero con l'attacco e li sconfissero. • Posa molto sensuale, con una veste semitrasparente, che ne scopre le nudità del busto, e ha un’espressione del volto di crudele trionfo, con labbra semiaperte e occhi socchiusi in uno sguardo freddo e distaccato. • Perfetta frontalità e sviluppo verticale del dipinto • Indossa gioielli art nouveau, la collana al collo di pietre preziose richiama simbolicamente la decapitazione. • Nella capigliatura caratterizzata da una folta chioma ricciuta non c’è contorno • La testa di Oloferne è rappresentata appena di scorcio, la si nota in basso a destra • Il vestito è trattato con un decorativismo bidimensionale • Il corpo di Giuditta e il suo abito velato sfumano dolcemente e quasi si confondono nello sfondo. • In questo dipinto notiamo l'uso sapiente del colore e del disegno, oltre allo sfondo dorato, sull'oro, infatti, insiste un disegno geometrico a elementi naturalistici estremamente semplificati e stilizzati e la cornice, a sua volta dorata e decorata, diventa parte integrante del dipinto stesso. . Il frequente uso del colore oro da parte di Klimt è dovuto ad un suo viaggio a Ravenna in cui ha potuto osservare i mosaici bizantini dell'ultima capitale dell’Impero Romano d'Occidente. • La figura è proiettata in avanti, sullo sfondo, si intravede un paesaggio stilizzato con alberi e colline, che richiamano l’arte bizantina del mosaico. • Il tema dell’opera è senza dubbio la Figura femminile e il potere di seduzione che riesce a vincere la forza dell’uomo. ( Femme Fatale, donna fatale). GIUDITTA II Autore: Gustav Klimt Data: 1909 Tecnica: olio su tela Dimensioni: 178×46 cm Ubicazione: Galleria internazionale d'arte moderna, Venezia • A differenza di Giuditta I, immobile, statica e frontale, qui il corpo è quasi completamente snodato proteso verso sinistra racchiuso in una cornice lunga e stretta. • Il seno è nudo. • La testa di Oloferne rimane alla sua destra in basso quasi come se galleggiasse tra gli abiti geometrici della donna. • Lo sguardo è carnefice, gelido, determinato non più seducente e ammaliatore come in Giuditta I. • Il tema del dipinto è la Femminilità assassina. • Lo sguardo sfugge al contatto diretto con lo spettatore. • Il quadro è allungato verticalmente e ricorda le stampe giapponesi, di cui Klimt era grande ammiratore. • Le bellissime mani sono aggrappate alla gonna mentre trattengono per la chioma la testa decapitata, che pare sprofondare tra i tessuti variopinti. • Cornice dorata parte integrante del dipinto. • Lo sfondo è quasi assente. Concetto di avanguardia artistica (1905-1925) Preso a prestito dal linguaggio militare, il termine "avanguardie" indica quei gruppi di artisti che, sostenendo idee e metodi in contrasto con la tradizione e fortemente innovativi, promuovono se stessi attraverso iniziative diverse, anche clamorose, come spettacoli, conferenze, esposizioni di gruppo, manifesti con dichiarazioni d'intenti. Per distinguerle da quelle più recenti (neoavanguardie), possiamo dividerle in due grandi gruppi, separati dalla seconda guerra mondiale. Al primo periodo appartengono le cosiddette "Avanguardie storiche", maggiormente legate all'arte dell'Ottocento o per una continuità ideale o per una aperta contrapposizione. Il secondo periodo, che continua o contesta l'arte del primo Novecento, si estende dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri. I fauves ( Espressionismo Francese) È il primo movimento espressionista. Louis Vauxcelles, il critico del quotidiano “Gil Blas", stava visitando il Salon d'Automne di Parigi quando, entrando nella settima sala, ebbe l'impressione di essere capitato in una cage aux fauves, ovvero in una gabbia di belve. Era il 1905 e in quella particolare sala erano esposti i dipinti di Henri Matisse, André Derain, Maurice de Vlinck, Kees van Dongen e altri giovani pittori che grazie al giudizio di Vauxclles furono appunto definiti Fauves (Belve). L’assoluta novità delle loro composizioni destò, tanto nel pubblico quanto nella critica, uno scandalo enorme, paragonabile a quello suscitato nel 1874 dalla prima mostra degli impressionisti. Lo scrittore Camille Mauclair disse che «un barattolo di vernice era stato buttato in faccia al pubblico», usando non a caso il termine "vernice", materiale usato dagli imbianchini, poiché fu proprio nell'uso nella scelta del colore che i fauves mostrarono maggiore audacia. I Fauves furono enormemente influenzati dalla pittura di Gauguin, erano tuttavia contro il decorativismo edonistico dell’Art Nouveau. L’arte viene intesa come slancio vitale, il quadro come espressione: • scatenare sulla tela la violenza delle proprie emozioni, col massimo di esplosivita’ e brutalita’; liberare completamente il proprio istinto e temperamento; il vero fauve è una belva, un animale pittorico. • Non ci sono regole ne’ tradizione; unica legge a cui obbedire è la libertà sfrenata dell’ispirazione. La natura è sopraffatta dalla foga dell’artista. Raffiguravano non ciò che si vede ma ciò che si sente di fronte alla realtà con un uso dei colori puri e molto accesi ( esaltazione dei rossi, gialli, blu, verdi). Il colore non viene usato più secondo le regole cromatiche classiche (colori in armonia e utilizzati in corrispondenza con la realtà ) ma con accostamenti intensi e contrastanti, utilizzando una linea di contorno molto forte e curva. I favues rifiutano la prospettiva, i volumi, e il chiaroscuro. Henry Matisse Henri Matisse (1869-1954), pittore francese, è il rappresentante più noto del fauvismo. Il movimento dei Fauves è il contributo francese alla nascita dell’espressionismo. Rappresenta una variante «mediterranea» e solare dell’espressionismo. La vivacità coloristica, che è il vero tratto caratteristico di questo movimento, esprime un’autentica «gioia di vivere» che resterà costante in tutte le opere di Matisse. I suoi quadri sono tutti risolti sul piano della bidimensionalità, dando più importanza al colore piuttosto che alla tridimensionalità, e alla definizione dei dettagli. L’uso del colore in Matisse è quanto di più intenso è vivace si sia mai visto in pittura. Usa colori primari stesi con forza e senza alcuna gradazione. L’utilizzo della prospettiva viene sostituito da grandi macchie di colore pieno. H. Matisse – Donna con cappello E’ un ritratto del 1905, rappresenta la massima libertà espressiva di Matisse, eliminando dalla tela qualsiasi cosa che non sia colore. La donna, amelie, moglie di Matisse volge lo sguardo di tre quarti verso l’osservatore. Si mostra nel suo ricco abbigliamento borghese dominato da un fastoso cappello. Un lungo guanto copre la mano e il braccio destro. Un ventaglio aperto le copre la parte superiore del busto. I colori sul viso sono verdi e azzurri, l’arancione è presente sul collo. La tela fu esposta al salone d’Automne nel 1905. L’insieme violento dei colori venne criticato. I colori sono usati sia puri che in unione. I gialli accostati al violetto, il rosso al verde, il blu all’arancio. Ogni tinta secondo Matisse ha una precisa funzione che modella le masse e crea ombre. Il colore è distribuito con violenza, si ha l’impressione che il dipinto non sembri finito ma solo abbozzato. La composizione è basata sull’espressività del colore, le pennellate, apparentemente casuali, sono direzionate secondo i movimenti delle masse cromatiche che sembrano aggregarsi e muoversi dall'esterno, dove sono più leggere e trasparenti, verso il centro del quadro, dove invece sembrano concentrarsi e aumentare di densità. Matisse annulla completamente la spazialità e riduce al minimo i dettagli. Con colori forti e violenti comunica allo spettatore i suoi pensieri e le emozioni più profonde. H. Matisse – La Danza Data di realizzazione: 1910 Dimensioni: 260 x 391 cm Dove si trova: L’Hermitage, San Pietroburgo Il quadro più importante tra le varie opere di Matisse è senza dubbio la versione finale della Danza, è stato realizzato al fine di essere esposto in combinazione con un altro lavoro, intitolato “Musica”, per poi destinare entrambe le tele all’uomo d’affari russo ed amante d’arte, Sergei Shchukin, il quale era da molto tempo in affari con Henri Matisse. Analizzando l’opera, da un punto di vista stilistico i protagonisti, sono cinque figure danzanti, la pelle dei soggetti è stata colorata utilizzando una forte tonalità rossa. In contrasto al forte rosso, si scorgono anche altri due colori: il verde scuro del paesaggio ed il blu del cielo; l’utilizzo di queste forti tonalità, dimostra l’influsso dell’arte primitiva nei quadri di Matisse e contemporaneamente, lo accomuna alla palette di colori utilizzate anche da altri pittori Fauve. La Danza è un dipinto chiave nella carriera del celebre artista, il quale ha saputo sintetizzare tutte le caratteristiche della sua pittura in una composizione semplice ed estremamente efficace. Cinque Fanciulle nude vengono rappresentate mentre danzano armoniosamente tenendosi per mano e muovendosi in circolo. La danzante in primo piano lascia la mano della compagna di sinistra e si lancia verso di lei per riprenderla e ricomporre il cerchio. Vengono usati solo tre colori. Il verde per il prato. Il blu per il cielo. Il rosso per i corpi delle donne.
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