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Scheda libro "Sostiene Pereira" | appunti e dispense per scuole superiori, Dispense di Italiano

Dispensa utile per ripasso in vista di un compito su "Sostiene Pereira" di Antonio Tabucchi, con note sull'autore e riassunto dell'opera | per liceo scientifico e liceo classico | tutti i diritti sono riservati | è vietata la distribuzione a scopo di lucro

Tipologia: Dispense

2022/2023

Caricato il 19/08/2023

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Scarica Scheda libro "Sostiene Pereira" | appunti e dispense per scuole superiori e più Dispense in PDF di Italiano solo su Docsity! 1 SOSTIENE PEREIRA: L’autore: Antonio Tabucchi, nato a Pisa il 24 settembre del 1943, fu uno scrittore, critico, letterato e traduttore. Insegnante di portoghese all’università di Siena, è considerato uno dei più importanti critici e conoscitori di Fernando Pessoa, l’autore che più di tutti ha motivato l’autore ad imparare il portoghese. Amante dei viaggi sin dalla giovane età, nel 1969 ha elaborato una tesi di laurea sul Surrealismo in Portogallo. L’anno successivo ha studiato alla Scuola Normale Superiore della sua stessa città, e nel 1973 gli venne proposto di insegnare il portoghese a Bologna. Dopo aver scritto numerosi libri, tra cui “Il gioco del rovescio e altri racconti”, “Notturno indiano” e molti altri, stese “Sostiene Pereira”. Vincitore del premio Super Campiello, Scanno, Jean Monnet e finalista all’International IMPAC Dublin Literary Award, l’opera si ispira ad una persona realmente esistita. È lo stesso Tabucchi, infatti, a dichiarare di aver conosciuto un giornalista che aveva avuto dei problemi con il regime del dittatore Salazar a causa dei suoi articoli. L’opera: Come detto precedentemente, “Sostiene Pereira” è un romanzo scritto da Antonio Tabucchi, edito dalla Feltrinelli nel 1994. Il libro è ambientato nella Lisbona del 1938, in pieno regime salazarista. Il protagonista è il dottor Pereira; ex giornalista di spicco per quanto riguarda la cronaca nera portoghese, è il direttore della pagina culturale di un piccolo e cattolico quotidiano pomeridiano, il “Lisboa”. Si tratta di un personaggio del tutto mediocre, abitudinario e quieto, i cui unici interessi sono la cultura e la traduzione di opere francesi dell’800. Cardiopatico, obeso e vivente in un mondo di ricordi caratterizzati dalla felicità vissuta con la moglie ormai defunta, il giornalista divenne sempre più coraggioso grazie alla conoscenza di Monteiro Rossi, un giovane italiano assunto da Pereira come praticante. Il ragazzo aveva immediatamente suscitato qualche sentimento nell’animo del portoghese, poiché sin da subito egli decise di proteggerlo e di mantenerlo economicamente. Molto probabilmente era attratto dal fatto che l’aspirante giornalista si proponeva come attirato dalla morte, una tematica da cui il redattore era profondamente incantato. Lo scopo principale di Pereira era quello si scrivere cronologi anticipati di quelli che erano i grandi poeti di quell’epoca, in modo tale che in occasione della loro morte, il “Lisboa” si sarebbe aggiudicato la Pole Position nella griglia delle testate della città. Ecco perchè questi si ricredette più volte sull’assunzione del Rossi: poiché questi scriveva articoli su autori come D’Annunzio, criticato dal giovane per il suo attaccamento al regime Fascista. È per questo motivo che i suoi pezzi non vennero mai pubblicati; nonostante ciò, però, finirono comunque in uno scaffale della redazione, ben conservati. 2 Fu così che nacque un rapporto di amicizia tra i due, che spesso si incontravano al “Cafè Orquidea”, dove Pereira consumava abitualmente delle omelette alle erbe aromatiche e beveva parecchie limonate. Dopo aver incontrato Marta, la fidanzata dallo spirito rivoluzionario del giovane, il protagonista divenne combattuto tra il desiderio di aiutare i due nel superare le loro difficoltà e quello di non ficcare il naso in faccende politiche che lo avrebbero potuto mettere nei guai, data l’allora situazione politica. Col passare del tempo Pereira si rese sempre più conto della cruda realtà in cui viveva; si rese conto della brutalità della polizia, della non tolleranza verso gli oppositori del regime e del clima di intimidazione e tensione. È proprio durante questa situazione che egli venne a conoscenza di Bruno, cugino di Monteiro Rossi. Il giovane si era recato in Portogallo, precisamente ad Alentejo, per reclutare dei volontari che lo aiutassero nel sostenere la causa repubblicana, nella quale l’italiano era profondamente coinvolto. Poco tempo dopo il nostro protagonista decise di recarsi prima alle terme di Buçaco (dove incontra il suo direttore – profondamente affezionato alla causa salazarista – e Silva, un suo vecchio amico), poi in una clinica talassoterapica a Parede, località in cui conobbe il dottor Cardoso, il quale gli confidò il desiderio di abbandonare il Portogallo, una terra che non sentiva più sua, per trasferirsi in Francia, nazione culla della libertà ideale. Il terapeuta gli confessò inoltre di aver studiato una teoria filosofica riguardante la morte elaborata da alcuni studiosi francesi del secolo precedente. Secondo quest’ultima, che sin da subito aveva catturato la totale attenzione del giornalista, all’interno di ognuno di noi non esiste una sola anima, bensì una confederazione; al suo interno, sebbene in modo alternato, spicca un particolare IO egemone, che segna il corso degli eventi che ci coinvolgono in prima persona. Tale teoria prevede la possibilità che un’altra anima all’interno della confraternita si rafforzi e spodesti l’IO egemone in carica, e ciò dovrebbe essere interpretato come preannuncio di importanti cambiamenti nella propria vita. Verso la fine del libro, il racconto prende una piega completamente diversa. Pereira incontrò Marta un’ultima volta e, con amara sorpresa, vide che si era trasformata in una ragazza completamente diversa: emaciata, bionda e scheletrica, che oltre all’aspetto fisico aveva cambiato anche il nome: Lise Denlay. Sembrava quasi stesse cercando di scappare da qualcuno. Nel frattempo, anche il fidanzato si trovava nella medesima situazione. Egli, infatti, dapprima coinvolto nel reclutamento in Alentejo, rientrò per miracolo a Lisbona, dopo aver scampato l’arresto. Un pomeriggio l’italiano si presentò a casa del protagonista, che accettò di proteggere lui ed alcuni passaporti falsi che portava con sé. Purtroppo, però, il giorno seguente tre uomini in borghese visitarono il nostro “eroe”, minacciandolo e obbligandolo a consegnare loro il Rossi, picchiandolo poi fino ad ucciderlo. Rimasto solo nell’appartamento, Pereira decise di uscire dal suo guscio e di rivoltarsi alla situazione di tensione e intimidazione facilmente palpabile nella Lisbona della prima metà del ‘900. Grazie alla complicità del dottor Cardoso, che si finse un maggiore della censura, Pereira riuscì a far passare in tipografia un articolo che spiegava ciò che era successo a casa sua.
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