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Schemi riassunti Daniele-Diritto dell'unione europea, Dispense di Diritto dell'Unione Europea

Brevi, chiari e completi. Recentissimi. Utilissimi anche per un lettura più snella del libro

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 01/11/2017

robertatacconelli
robertatacconelli 🇮🇹

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Scarica Schemi riassunti Daniele-Diritto dell'unione europea e più Dispense in PDF di Diritto dell'Unione Europea solo su Docsity! SCHEMI DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA CAPITOLO 1 – LE ORIGINI E LO SVILUPPO DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA INTEGRAZIONE DELL’EUROPA OCCIDENTALE COOPERAZIONE INTERGOVERNATIVA METODO COMUNITARIO Gli Stati partecipanti cooperano tra loro 9 Maggio 1950(giornata d’Europa) Come soggetti sovrani , creando apposite →prevalenza degli organi di individui Strutture per organizzare tale cooperazione. →prevalenza del principio maggioritario → Prevalenza di organi di Stati → ampiezza del potere di adottare atti vincolanti → Prevalenza del principio unanimità →sistema di controllo giurisdizionale di legittimità → Assenza o rarità del potere di adottare DICHIARAZIONE SCHUMAN Atti vincolanti → 9 maggio 1950 L’Europa sorgerà da realizzazioni concrete Che creino anzitutto la solidarietà di fatto. MILITARE → settore carbo-siderurgico UEO (unione europa occidentale) → 6 Stati → Bruxelles 17 marzo 1948 →CECA (comunità europea del → 28 Stati carbone e dell’acciaio) → Consiglio (rappresentanti permanenti Stati CECA (Parigi 1951) O quando si riunisce a livello ministeriale dai →Alta Autorità (pareri,decisioni, raccomandaz) Ministri degli Esteri e Difesa) →Consiglio speciale d Ministri(funz consult) → Unanimità dei membri a pieno titolo (10) → Assemblea comune(funz consult) NATO → Corte di Giustizia(contr. Giurisdiz) → Trattato di Washington 4 aprile 1949 CED (comunità europea di difesa) → Consiglio del Nord Atlantico (rappresentanti → Parigi 27 maggio 1952 non entra in vigore Permanenti Stati membri o a livello ministeriale dai Conferenza di Messina 1955 Ministri degli Esteri , Difesa o dai Capi di Stato o →mercato comune generale Di Governo Roma, 25 marzo 1957 → Unanimità → Comunità economica europea (TCE) ECONOMICA → Comunità europea dell’energia atomica PIANOMARSHALL (CEEA, EURATOM) → Aiuti finanziari accordati dagli Stati Uniti 4 ISTITUZIONI D’America all’Europa; →Commissione subordinati alla condizione che la loro gestione →Consiglio avvenga in maniera coordinata fra tutti gli →Assemblea Parlamentare Stati beneficiari →Corte di Giustizia OECE (organizzazione europea per la cooperazione economica) TRATTATO LEGGE (ceca) → Trattato di Parigi 16 aprile 1948 TRATTATO QUADRO (tce) → Consiglio (1 rappresentante x Stato membro) → Unanimità → TRASFORMAZIONE IN OCSE ( organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) con Trattato di Parigi 14 dicembre 1960 POLITICA, CULTURALE E SOCIALE CONSIGLIO D’EUROPA → Londra 5 maggio 1949 → 46 membri → Comitato dei Ministri → Convenzione europea per la salvaguardia Dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali Roma 4 novembre 1950 (CEDU) SVILUPPO DELL’INTEGRAZIONE COMUNITARIA EUROPEA →PRIMA TAPPA→ Firma dei Trattati di Roma → CECA, CE, CEEA hanno in comune due istituzioni → Assemblea Parlamentare e Corte di Giustizia → UEM (unione economica e monetaria) non partecipano tutti gli Stati membri. TRATTATO CHE ADOTTA UNA COSTITUZIONE PER L’EUROPA → 1986 AUE → 1992 TUE → 1997 Trattato di Amsterdam → 2001 Trattato di Nizza → 2007 Trattato di Lisbona Il Trattato di Lisbona si ricollega al Trattato di Nizza al quale è allegata una Dichiarazione relativa al futuro dell’Europa. In essa si delinea un percorso per avviare un dibattito più approfondito e più ampio sul futuro dell’Unione Europea, stabilendo un’ulteriore Conferenza intergovernativa di revisione sarebbe stata convocata nel 2004. Dichiarazione di Laeken (14-15 dicembre 2001) : aspetto più interessante , convocare una convenzione → Convenzione →Presidente → 2 Vice-Presidenti →15 rappresentanti dei capi di Stato e di Governo degli Stati membri →30 membri dei Parlamenti nazionali →16 membri del Parlamento europeo →2 rappresentanti della Commissione 18 luglio 2003 →progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa 17-18 giugno 2004→Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa firmato a Roma 29 ottobre 2004 COSTITUZIONE → Competenze, istituzioni, membership, ma anche norme in materia di cittadinanza, vita democratica e finanze → Carta dei diritti fondamentali UE → Collage delle disposizioni del TCE e del TUE che non hanno trovato collocazione nella prima parte → Norme generali e finali Solo 18 Stati membri provvedono alla ratifica. TRATTATO DI LISBONA Dichiarazione solenne che i capi di Stato e di Governo degli Stati membri rendono il 25 marzo 2007 a Berlino, in occasione della celebrazione del 50° anniversario della firma del TCE. 13 DICEMBRE 2007→Trattato che modifica il Trattato sull’Unione Europea e il trattato che istituisce la comunità europea → TRATTATO DI LISBONA →ELEMENTI DI CONTINUITA’ →ELEMENTI DI DISCONTINUITA’ (riforme istituzionali) Il progetto costituzionale, che consisteva → Trasformazione del Consiglio europeo nell’abrogazione di tutti i trattati esistenti e In un’istituzione vera e propria nella loro sostituzione con un unico testo → Creazione di un Presidente stabile di denominato “Costituzione”, è abbandonato. Questo organismo eletto per 2 anni TCE →TFUE (Trattato sul funzionamento E mezzo dell’UE) → Nuova carica di Alto rappresentante per Gli affari esteri e la politica di sicurezza…. Meccanismi di GARANZIA a favore degli Stati membri. →nuovo sistema di calcolo della maggioranza qualificata in sede di Consiglio (a partire dal 2017) Membri secondo il periodo ¾ o il 55% della popolazione dell’Unione o degli Stati membri può chiedere una proroga della discussione, precludendo così al Consiglio la possibilità di passare subito alla votazione. →permettono ad uno o più Stati membri di non essere obbligati da certe disposizioni dei trattati o da certi atti delle istituzioni. →carattere reversibile del processo di integrazione europea: a favore di ogni Stato membro il diritto di recesso unilaterale dai trattati. Strumenti per impedire l’espansione della competenza dell’Unione: principi di sussidiarietà e proporzionalità: si rafforza il potere di controllo e indirettamente , di opposizione dei parlamenti nazionali rispetto ad atti che, a loro avviso, non siano conformi al principio di sussidiarietà. Ritardata entrata in vigore del Trattato di Lisbona 12 giugno 2008 →elettori in Irlanda votano contro la ratifica del Trattato di Lisbona in un primo referendum popolare. 2 ottobre 2009 → esisto favorevole 29-30 ottobre 2009→Repubblica Ceca CAPITOLO 2 – IL QUADRO ISTITUZIONALE Istituzioni: - PARLAMENTO EUROPEO - CONSIGLIO EUROPEO - CONSIGLIO - COMMISSIONE EUROPEA - CORTE DI GIUSTIZIA DELLA COMUNITA’ EUROPEA - BANCA CENTRALE EUROPEA (BCE) - CORTE DEI CONTI Organi monocratici: - Presidente del Consiglio Europeo - L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Alto rappresentante) - Presidente della Commissione Delle sette istituzioni, il Parlamento europeo, il Consiglio europeo , il Consiglio e la Commissione possono definirsi le istituzioni politiche dell’Unione, in quanto svolgono funzioni di politica attiva, partecipando , seppure in misura diversa, all’adozione di diversi tipi di atti, taluni legislativi, altri di natura amministrativa, che modificano o integrano l’ordinamento dell’Unione. Le istituzioni politiche si distinguono nettamente dalla Corte di giustizia e dalla Corte dei conti che possono definirsi istituzioni di controllo: la prima ha compiti di controllo giurisdizionale sull’attività delle istituzioni politiche e , in misura minore, degli Stati membri; la seconda esercita il controllo contabile sulle entrate e sulle spese delle istituzioni politiche. Un caso a sé è rappresentato dalla BCE che è un’istituzione specializzata, dal momento che agisce soltanto nell’ambito dell’UEM ed esercita la competenza esclusiva dell’Unione in materia monetaria per gli Stati che hanno adottato l’euro come moneta comune. L’art. 13, par 2, TUE enuncia un altro importante principio:  Il principio dell’equilibrio istituzionale. La prima frase dispone che “ciascuna istituzione agisce nei limiti delle attribuzioni che le sono conferite dai trattati, secondo le procedure, condizioni e finalità da essi previsti”. La violazione di tale principio trova apposita sanzione nel vizio di incompetenza previsto dall’art. 263, 2°c, TFUE, e comporta l’illegittimità dell’atto adottato da un’istituzione diversa da quella competente.  Principio di leale collaborazione: le istituzioni attuano tra di loro una leale collaborazione. PARLAMENTO EUROPEO Membri eletti a SUFFRAGGIO UNIVERSALE DIRETTO, LIBERO e SEGRETO Soggetti che rappresentano direttamente Stato membro a livello ministeriale, abilitato ad I singoli Stati membri di appartenenza. Impegnare il governo dello Stato membro che Rappresenta e ad esercitare il diritto di voto. L’attuale versione non esclude la possibilità che uno Stato membro si faccia rappresentare da un Governo regionale, sempre che, in base alla Costituzione di quello Stato, questi abbiano “livello ministeriale”. Il processo di formazione della posizione del governo italiano nel Consiglio è ora oggetto di disposizioni che hanno lo scopo di favorire un’ampia partecipazione di tutti gli organi e i soggetti interessati e, in particolare, di coinvolgere: a) Parlamento b) le Regioni e le Province autonome c)gli altri enti territoriali, nonché d) le parti sociali e le categorie produttive. A carico del Presidente del Consiglio o del Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie: Obbligo di informazione→ soprattutto attraverso la trasmissione ai soggetti di cui sopra o ad organi rappresentativi degli stessi delle proposte di atti e degli altri documenti preparatori. Obbligo di consultazione→Parlamento→Riserva di esame parlamentare→Essa è proposta dal Governo in sede di Consiglio e ha lo scopo di ottenere un rinvio delle deliberazioni, lasciando alle Camere un lasso di tempo (20 giorni) per formulare osservazioni ed eventuali atti di indirizzo. La RISERVA deve essere apposta in due casi: - Qualora le camere abbiano iniziato l’esame di un progetto o di un atto →iniziativa del Parlamento - In casi di particolare importanza politica economica e sociale →iniziativa del Governo →Regioni e Province Autonome →Conferenza Permanente Essa può chiedere che il Governo opponga una Riserva di esame, con effetti e durata (20 giorni) analoghi alla già descritta riserva parlamentare. → Eurogruppo→zona Euro →Presidente per 2 anni e mezzo con deliberazione →Consiglio a formazione ridotta Presa a maggioranza degli Stati membri interessati Il CONSIGLIO →Non è un organo permanente →si riunisce in formazioni tipizzate che agiscono Secondo calendari differenziati e nelle quali gli Stati membri si fanno rappresentare di volta in volta Dal Ministro competente per la materia dell’ordine Del giorno. CONSIGLIO →Consiglio Affari generali →Consiglio Affari Esteri PRESIDENZA (compito di convocare le riunioni del Consiglio) →Consiglio Affari generali e altre formazioni →Consiglio Affari esteri La presidenza passa da uno stato membro Presieduto dall’Alto rappresentante All’altro, secondo un sistema di “rotazione paritaria” (maggioranza qualificata) MODI DI DELIBERAZIONE →Maggioranza semplice (o assoluta) →maggioranza qualificata →unanimità MAGGIORANZA QUALIFICATA (modo normale) → TRATTATO DI NIZZA→3 CONDIZIONI →Soglia minima di voti ponderati pari a 255 (su 345) secondo una tabella di Ponderazione →voto favorevole di almeno la maggioranza dei membri (attualmente 14) Qualora le deliberazioni debbano essere prese su proposta della Commissione. Negli altri occorre il voto favorevole di almeno 2/3 dei membri, attualmente 18. →gli Stati membri che compongono la maggioranza qualificata devono rappresentare almeno il 62% della popolazione totale dell’Unione (c.d. quorum demografico) →TRATTATO DI LISBONA→1°Gennaio 2014→ 2 condizioni →QUORUM NUMERICO MINIMO →voti favorevoli =15 → = 55% del totale dei membri del Consiglio →QUORUM DEMOCRAFICO MINIMO→ voti a favore devono essere Espressi in nome di Stati membri la Cui popolazione complessiva non sia Inferiore al 65% della popolazione Dell’Unione. Minoranza di blocco → deve comprendere almeno 4 membri del Consiglio. Unanimità → le astensioni dei membri presenti o rappresentanti non ostano all’adozione delle deliberazioni del Consiglio per le quali è richiesta l’unanimità. COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti) →Riunisce i rappresentanti diplomatici che ciascuno Stato membro accredita presso l’Unione Europea. →La composizione è quindi identica a quella del Consiglio per quanto riguarda la nazionalità dei membri, ma non per quanto riguarda la qualità degli stessi, trattandosi, nel caso del Consiglio, di persone di livello ministeriale, nel caso del COREPER, di diplomatici. →la Presidenza spetta al rappresentante dello Stato membro che esercita la presidenza di turno del Consiglio. In realtà il COREPER costituisce una sorta di filtro tra Consiglio e Commissione. Quando la COMMISSIONE intende presentare una proposta al Consiglio, deve prima sottoporla all’esame del coreper. ALTO RAPPRESENTANTE dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza →guida la PESC , con il compito di formulare proposte per l’elaborazione di tale politica e di attuarla in qualità di mandatario del Consiglio . →presiede il Consiglio “Affari esteri” →è uno dei Vice-Presidenti della Commissione, incaricato delle responsabilità che incombono a tale istituzione nel settore delle relazioni esterne e del coordinamento degli altri aspetti, dell’azione esterna dell’Unione. →la nomina spetta al Consiglio Europeo a maggioranza qualificata con l’accordo del Presidente della Commissione. →durata del mandato coincide con quella degli altri membri della Commissione, salva la possibilità per il Consiglio europeo di porre fine anticipatamente al suo mandato, con le stesse modalità applicabili alla nomina. FUNZIONI DEL CONSIGLIO → funzione legislativa e di bilancio. CONSIGLIO EUROPEO Organo di Stati, in quanto è composto da soggetti che rappresentano direttamente i singoli Stati membri di appartenenza: Capi di Stato e di governo degli Stati membri , dal suo Presidente e dal Presidente della Commissione. - Capi di Stato e di governo degli Stati membri - Presidente - Presidente della Commissione - Inoltre è prevista la partecipazione ai lavori dell’Alto rappresentante. In caso di deliberazione a maggioranza qualificata, votano soltanto i Capi di Stato e di Governo. NOMINA PRESIDENTE→Consiglio europeo a maggioranza qualificata →2 anni e mezzo rinnovabile una volta Il Consiglio Europeo può porre fine al mandato del Presidente in caso di impedimento o colpa grave. La Nomina dei membri del Tribunale della funzione pubblica è invece affidata al Consiglio. Regolamento di procedura della Corte di Giustizia → è stabilito dalla Corte stessa, ma necessita dell’approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata. COMPOSIZIONE →un giudice per Stato membro→27 : tra di loro 1 presidente per 3 anni, mandato rinnovabile →è assistita da avvocati generali →8 : può essere aumentato con delibera unanime del Consiglio su richiesta della Corte di Giustizia. I GIUDICI fanno parte del collegio giudicante, che emette le decisioni. L’AVVOCATO GENERALE ha l’ufficio di presentare pubblicamente , con assoluta imparzialità e in piena indipendenza, conclusioni motivate sulle cause che, conformemente allo statuto della Corte di Giustizia, richiedono il suo intervento. Pertanto non è necessario presentare conclusioni motivate per ogni causa proposta alla Corte, ma la Corte stessa potrà decidere di farne a meno ove ritenga che la causa non sollevi nuove questioni di diritto. Le CONCLUSIONI contengono il parere dell’avvocato generale su come la Corte di Giustizia , a suo giudizio, dovrebbe decidere la causa. Esse non sono vincolanti. NAZIONALITA’ degli avvocati generali → sempre 4 avvocati per Francia, Germania, Italia e Regno Unito, mentre gli altri 4 sono ricoperti a rotazione da persone degli altri Stati membri. Requisiti di PROFESSIONALITA’ e INDIPENDENZA. NOMINA dei giudici e degli avvocati generali è effettuata di comune accordo dai governi degli Stati membri. E’ tuttavia prescritto che la nomina avvenga previa consultazione di un apposito comitato. DURATA dal mandato 6 anni ed è rinnovabile. E’ previsto un rinnovo parziale, che avviene ogni 3 anni e riguarda metà dei componenti della Corte. CORTE → SEZIONI→3 o 5 giudici: formazione ordinaria → GRANDE SEZIONE→ 11 giudici, tra cui il Presidente (che la presiede) e i Presidenti delle sezioni a 5: è convocata quando lo richiede uno Stato membro o un’istituzione dell’Unione che è parte in giudizio. → SEDUTA PLENARIA→ con la partecipazione di tutti i giudici: oltre ad ipotesi particolari (giudizi per la rimozione del Mediatore europeo, di un membro della Commissione o di un membro della Corte dei Conti) Può essere convocata ove la Corte reputi che un giudizio pendente dinanzi ad essa rivesta un’importanza eccezionale. PROCEDURA →FASE SCRITTA→consiste , a seconda del tipo di causa , nello scambio o nel deposito di memorie scritte. →FASE ORALE→consiste in un’udienza con le parti e nella lettura o deposito delle conclusioni dell’avvocato generale. →successivamente la Corte di Giustizia si riunisce in Camera di Consiglio per deliberare →la Sentenza è letta in pubblica udienza →il regolamento di procedura prevede pure : Procedimento accelerato ---- Procedimento d’urgenza Principali FUNZIONI assolte dalla Corte di giustizia hanno natura GIURISDIZIONALE. FUNZIONE CONSULTIVA: Parere → valore parzialmente vincolante → Stato membro, Parlamento europeo, Consiglio o Commissione circa la compatibilità di un accordo previsto con i trattati → Parere negativo: accordo non può entrare in vigore salvo modifica dello stesso o revisione dei trattati TRIBUNALE DELL’UNIONE EUROPEA E I TRIBUNALI SPECIALIZZATI TRIBUNALE→ regolamento di procedura di concerto con la Corte di Giustizia. Esso è sottoposto all’approvazione del Consiglio che delibera a maggioranza qualificata. COMPOSIZIONE→ Tribunale 1°grado è composto da almeno 1 giudice per Stato membro: 27: il numero dei giudici è stabilito dallo Statuto della Corte di giustizia. →avvocati generali NOMINA GIUDICI →comune accordo Stati membri → Previa consultazione comitato → Mandato 6 anni rinnovabile → Eleggono tra loro 1 presidente → Indipendenza e professionalità FORMAZIONI DI GIUDIZIO →SEZIONI→3 o 5 giudici → SEDUTA PLENARIA → GRANDE SEZIONE → GIUDICE UNICO Tribunale è giudice di 1°GRADO → Impugnazione davanti alla Corte di Giustizia → Termine è 2 mesi a decorrere dalla notifica della decisione da impugnare. Soli MOTIVI DI DIRITTO → Incompetenza del tribunale → Vizi di procedura recanti pregiudizio alla parte ricorrente → Violazione del diritto comunitario da parte del tribunale Rispetto alle cause che sono assegnate alla competenza dei tribunali specializzati, il tribunale è invece GIUDICE DI SECONDO GRADO, in quanto conosce delle impugnazioni proposte contro le sentenze di primo grado di questi tribunali. In ogni caso il tribunale come giudice di secondo grado emette decisioni praticamente definitive per le parti. Le sue sentenze sono infatti soggette soltanto ad un riesame da parte della Corte in casi eccezionali, su iniziativa del primo avvocato generale. COMPETENZA →LIMITI →competenza esclusiva e in grado unico →Tribunali specializzati Della Corte di Giustizia Tribunale della funzione pubblica dell’UE Al quale spetta la competenza di 1°grado sul Contenzioso per il personale delle istituzioni E degli organi dell’UE. Non vi è completa coincidenza tra la competenza ratione materiae e ratione personarum della Corte e quella del Tribunale. COMPETENZA DEL TRIBUNALE IN 1°GRADO → In generale per i ricorsi proposti per le persone fisiche o giuridiche contro le istituzioni e gli altri organi → Per i ricorsi d’annullamento e in carenza proposti da uno Stato membro contro la commissione → Per i ricorsi d’annullamento proposti da uno Stato membro contro il Consiglio aventi ad oggetto: - Aiuti di Stato alle imprese - Atti adottati in forza di un regolamento relativo a misure di difesa commerciale - Atti di esercizio da parte del Consiglio di competenze d’esecuzione COMPETENZA →criteri personali →criteri materiali →tipi di ricorso →ricorsi degli Stati membri →ricorsi proposti da un’istituzione → CONSIGLIO DIRETTIVO→ membri del Comitato esecutivo e dal Governatori delle Banche centrali nazionali degli Stati membri la cui moneta è l’euro. BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI (BEI) E’ dotata di una propria personalità giuridica, distinta da quella dell’Unione. Di essa sono membri gli Stati membri che ne sottoscrivono il capitale. Le sue funzioni consistono nel facilitare , mediante concessione di prestiti e garanzie, senza perseguire scopo di lucro, il finanziamento di progetti indicati all’art. 309 TFUE e finalizzati a contribuire allo sviluppo equilibrato e senza scosse nel mercato interno. AGENZIE INDIPENDENTI La maggior parte di esse sono state istituite attraverso regolamenti basati su disposizioni dell’allora TCE, ma non mancano esempi , anche molto significativi, di organi dello stesso tipo il cui atto istitutivo trova il proprio fondamento in norme del TUE relative all’ex II e III pilastro. Tra questi si segnalano il Centro satellitare dell’Unione Europea; l’Ufficio europeo di polizia… CAPITOLO 3 – LE PROCEDURE DECISIONALI Per procedure decisionali si intende la sequenza di atti o fatti richiesta da trattati affinchè la volontà dell’Unione si possa manifestare attraverso determinati atti giuridici. Le procedure decisionali hanno prevalentemente carattere interistituzionale. →Atti o fatti provenienti da più di un’istituzione, in particolare, delle istituzioni politiche (Parlamento europeo, Consiglio europeo, Consiglio e Commissione) I trattati prevedono numerose procedure decisionali. Alcune riguardano soltanto l’approvazione di atti specifici. →la procedura di bilancio →la procedura per la conclusione di Accordi internazionali. Disciplina →dai trattati→inderogabile dalle istituzioni Il TFUE riserva all’adozione degli “atti legislativi” alcune specifiche procedure le quali vengono definite legislative. → La procedura legislativa ordinaria, di applicazione generale, che consiste nell’adozione congiunta di un regolamento, di una direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio su proposta della Commissione. → Le procedure legislative speciali che si applicano soltanto nei casi specifici previsti dai trattati e prevedono l’adozione di un regolamento , di una direttiva o di una decisione da parte del Parlamento europeo con la partecipazione del Consiglio o da parte di quest’ultimo con la partecipazione del Parlamento europeo. E’ possibile individuare due modelli di gran lunga prevalenti: la PROCEDURA DI CONSULTAZIONE e quella di APPROVAZIONE. Accanto alle procedure legislative , i trattati ne prevedono altre per l’adozione di atti di natura diversa (PROCEDURE NON LEGISLATIVE) Per stabilire quale procedura vada eseguita di volta in volta occorre definire la BASE GIURIDICA dell’atto che si intende adottare. Occorre individuare la disposizione dei trattati che attribuisce alle istituzioni , il potere di adottare un determinato atto. →scopo dell’atto →contenuto dell’atto + scopi ----- contenuti differenziali →centro di gravità dell’atto BASE GIURIDICA PLURIMA→vari scopi e vari contenuti, hanno uguale importanza→impossibile determinare il centro di gravità dell’atto. La base giuridica non potrà che essere una sola e andrà preferita la base giuridica che non pregiudichi i POTERI DI PARTECIPAZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO alla procedura decisionale . Secondo la giurisprudenza , la scelta della corretta base giuridica di ciascun atto adottato dalle istituzioni “riveste un’importanza di natura costituzionale”. Di conseguenza la base giuridica deve essere sempre indicata e rientra nell’obbligo di motivazione. Secondo l’art. 289 TFUE la procedura legislativa ordinaria consiste nell’adozione congiunta di un regolamento europeo e del Consiglio su proposta della Commissione. E’ invalso l’uso di riferirsi al Parlamento e al Consiglio, quando agiscono nel quadro della procedura in esame, come ai co-legislatori →fino a 3 letture→si apre con la PROPOSTA DELLA COMMISSIONE. TRATTATO DI LISBONA→INIZIATIVA POPOLARE→ diritto dei cittadini dell’Unione di invitare la Commissione a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione, ai fini dell’attuazione dei trattati. Art. 293 TFUE→LIMITA il potere del Consiglio di MODIFICA DELLA PROPOSTA della Commissione→il Consiglio può emendare la proposta solo deliberando all’unanimità. Per quanto riguarda la procedura legislativa ordinaria, il requisito dell’unanimità perché il Consiglio possa emendare la proposta della Commissione non si applica durante la FASE DEL COMITATO DI CONCILIAZIONE e la TERZA LETTURA. A contrario, il requisito dell’unanimità vale nella prima e nella seconda lettura.→ciò significa che in queste fasi, il Consiglio potrà deliberare a maggioranza qualificata soltanto attenendosi alla proposta della Commissione. COMMISSIONE→potere di ritirare a proposta. PROCEDURA LEGISLATIVA ORDINARIA 1°PROPOSTA DELLA COMMISSIONE Indirizzata →CONSIGLIO →PARLAMENTO 1°LETTURA Adozione da parte del Parlamento europeo della propria posizione che viene trasmessa al Consiglio. →qualora la POSIZIONE del Parlamento sia conforme alla proposta della Commissione, il Consiglio può approvarla a maggioranza qualificata. →Se invece la posizione emenda la proposta, per approvarla il Consiglio deve deliberare all’unanimità. 2°LETTURA Il Parlamento ha 3 mesi di tempo per decidere in uno dei seguenti modi →approvare la posizione in 1°lettura del Consiglio o omettere di deliberare entro il termine →respingere la posizione a maggioranza assoluta dei membri che lo compongono →proporre emendamenti (con lo stesso quorum deliberativo) 1° →l’atto si considera adottato nella formulazione corrispondente alla posizione del Consiglio 2°→(rigetto) la procedura si arresta, perché l’atto si considera non adottato 3°→(emendamenti) Il Consiglio interviene soltanto in questo caso. In questo caso la Commissione emette un parere sugli emendamenti. Rispetto alle procedure applicabili al Consiglio in modo simile a quelle del Consiglio. E riflettono il ruolo di suprema autorità che il Consiglio europeo svolge. - Elezione del Presidente del Consiglio europeo - Decisione che stabilisce l’elenco delle formazioni del consiglio e della decisione sulla Presidenza del consiglio. - Alcune procedure in cui la deliberazione del Consiglio europeo, benché non condizionata Da una proposta proveniente da altri soggetti, è tuttavia subordinata all’approvazione di un’altra istituzione o organo. Nella PROCEDURA ORDINARIA e nelle PROCEDURE SEMPLIFICATE, il Consiglio europeo agisce su proposta del governo di uno Stato membro, del Parlamento europeo o della Commissione. Nel 1° CASO , la decisione di convocare una convenzione per l’esame della proposta è presa “previa consultazione del parlamento europeo e della commissione”. Nel 2° CASO, la decisione di modificare la parte terza del TFUE è presa previa consultazione delle due istituzioni citate, cui si aggiunge la BCE, qualora si tratti di modifiche istituzionali nel settore monetario. Quando adotta atti non legislativi nel campo di applicazione del TFUE, il Consiglio segue in generale procedure modellate sulla procedura di consultazione e su quella di approvazione. I regolamenti e le direttive utili all’applicazione delle regole di concorrenza applicabili alle imprese , sono stabiliti dal Consiglio su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo. LE PROCEDURE NEL SETTORE DELLA PESC La PESC è soggetta a procedure specifiche. E’ esclusa l’adozione di atti legislativi. CONSIGLIO EUROPEO Individua gli interessi strategici dell’unione , fissa gli obiettivi e definisce gli orientamenti generali della politica estera e di sicurezza comune , ivi comprese le questioni che hanno implicazioni in materia di difesa e adotta le decisioni necessarie. Il Consiglio europeo si pronuncia per consenso salvo nei casi in cui i Trattati dispongano diversamente. Anche le procedure decisionali seguite dal Consiglio in ambito PESC sono disciplinate sommariamente. Come regola generale, si segue il principio dell’Unanimità. →posto che le astensioni non escludono l’unanimità si è cercato di indurre i membri del Consiglio contrari ad una proposta ad astenersi, piuttosto che a esprimere voto contrario.→Astensione costruttiva. MAGGIORANZA QUALIFICATA →quando adotta una decisione che definisce un’azione o una posizione dell’Unione, sulla base di una decisione del Consiglio europeo, relativa agli interessi e obiettivi strategici dell’Unione. →quando adotta una decisione che definisce un’azione o una posizione dell’Unione in base a una proposta dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza presentata in seguito a una richiesta specifica rivolta a quest’ultimo , dal Consiglio europeo di sua iniziativa o su iniziativa dell’alto rappresentante. →quando adotta decisioni relative all’attuazione di una decisione che definisce un’azione o una posizione dell’Unione; →quando nomina un rappresentante speciale. Clausola di salvaguardia. Se un membro del Consiglio dichiara che, per specificati e vitali motivi di politica nazionale, intende opporsi all’adozione di una decisione che richiede la maggioranza qualificata non si procede alla votazione. L’alto rappresentante cerca, in stretta consultazione con lo Stato membro interessato, una soluzione accettabile per quest’ultimo. In mancanza di un risultato il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata, può chiedere che della questione sia investito il Consiglio europeo, in vista di una decisione all’unanimità →Compromesso di Lussemburgo. POTERE DI INIZIATIVA →ogni Stato →Alto rappresentante da solo o con l’appoggio della (iniziative o proposte) Commissione LA PROCEDURA PER LA CONCLUSIONE DEGLI ACCORDI INTERNAZIONALI Art.218TFUE NEGOZIATO → Autorizzazione del Consiglio su raccomandazione della Commissione o dell’Alto rappresentante , se si tratta di accordi che riguardano esclusivamente o principalmente la PESC e viene svolta da un negoziante designato, in funzione della materia del Consiglio. E’ possibile anche che si preferisca una squadra di negoziato, il cui capo è designato dal Consiglio. Questo può impartire direttive al negoziatore e designare un comitato speciale che deve essere consultato. → Altrettanto vale per le decisioni relativa alla CONCLUSIONE e alla SOSPENSIONE dell’accordo. → FIRMA. È autorizzata dal Consiglio su proposta del negoziatore con decisione, che potrà disporre anche l’eventuale applicazione provvisoria dell’accordo, in attesa della sua entrata in vigore. CONSIGLIO delibera all’unanimità →accordi che riguardano un settore per il quale è richiesta l’unanimità per l’adozione di un atto (interno) dell’Unione; →accordi di associazione ai sensi dell’art. 217 TFUE →accordi di cui all’art. 212 TFUE con gli Stati candidati all’adesione →accordo sull’adesione dell’Unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali PROCEDURA →DI APPROVAZIONE →DI CONSULTAZIONE Senza la preventiva approvazione del nei casi di accordi che riguardino Parlamento europeo esclusivamente la PESC - Accordi di associazione - Accordi sull’adesione dell’unione alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Accordi che creano un quadro istituzionale specifico organizzando procedure di cooperazione - Accordi che hanno ripercussioni finanziarie considerevoli per l’Unione - Accordi che riguardano settori ai quali si applica la procedura legislativa ordinaria oppure la procedura speciale qualora sia necessaria l’approvazione del Parlamento europeo. Consultazione della CORTE DI GIUSTIZIA Uno Stato membro , il Parlamento, il Consiglio o la Commissione possono infatti, domandare il parere della Corte di Giustizia sulla compatibilità di un accordo previsto con le disposizioni del presente trattato. LE PROCEDURE PER L’ADOZIONE DEGLI ATTI D’ATTUAZIONE E D’ESECUZIONE ATTI DEL CONSIGLIO →DI ATTUAZIONE →ATTI DI ESECUZIONE Si limita a definire gli elementi essenziali l’atto di base conferisce alla Commissione Della disciplina ovvero detta una disciplina soltanto il compito di applicare la Sulla base dei dati tecnici e scientifici normativa contenuta nell’atto di base, Disponibili al momento ma che si prevede adottando provvedimenti di carattere Muteranno nel tempo. Generale o individuale a questo fine. L’opera della Commissione attiene all’ Esecuzione dell’atto di base. DELEGA DI ATTUAZIONE → Le condizioni di ricevibilità dei RICORSI D’ANNULLAMENTO delle persone fisiche o giuridiche saranno più severe se l’atto impugnato ha carattere legislativo di quanto lo saranno in caso di impugnazione di atti regolamentari che non comportano alcuna misura d’esecuzione. Atti delle istituzioni Struttura → ATTI TIPICI - REGOLAMENTI - DIRETTIVE (atti vincolanti --- fonti del diritto) - DECISIONI - PARERI - RACCOMANDAZIONI (non sono vincolanti e in quanto tali non possono fungere da fonti del diritto). → ATTI ATIPICI (Esempio : bilancio della comunità. Trattasi di un atto produttivo di effetti vincolanti, che la Corte di giustizia ha infatti ritenuto suscettibile di essere impugnato) - COMUNICAZIONI (orientamenti, codici, disciplina, linee direttrici) Motivazione, firma, entrata in vigore Gli atti delle istituzioni sono motivati e fanno riferimento alle proposte ,iniziative, raccomandazioni, richieste o pareri previsti dai trattati. → Obbligo di motivazione → Firmati dal Presidente del Parlamento e/o dal Presidente del Consiglio. Non legislativi dal Presidente dell’Istituzione → Pubblicati nella Gazzetta Ufficiale dell’UE → Vigore : 20 giorni dopo la pubblicazione, salvo che sia disposto diversamente TRATTATI TUE, TFUE →Pari natura giuridica→secondo l’art. 1, 3°comma, TUE, l’Unione si fonda sul Presente Trattato e sul funzionamento dell’UE e i due trattati hanno lo stesso valore giuridico. Fonti primarie→PROTOCOLLI e gli ALLEGATI ai trattati. DICHIARAZIONI → Dichiarazioni della Conferenza, cioè di tutti gli Stati membri → Dichiarazioni di uno o più Stati membri I Trattati possono essere modificati soltanto ricorrendo alle procedure previste a questo scopo dagli stessi Trattati. → PROCEDURE DI REVISIONE → ORDINARIA - La presentazione al Consiglio di un progetto di modifica da parte del Governo di qualsiasi Stato membro, del Parlamento europeo o della Commissione - Decisione del Consiglio europeo, a maggioranza semplice, favorevole all’esame delle modifiche trasmesse dal Consiglio al Consiglio europeo - Conseguente convocazione da parte del Consiglio europeo di una Convenzione composta da rappresentanti dei parlamenti nazionali, dei Capi di Stato o di governo degli stati membri, del Parlamento europeo e della Commissione con lo scopo di esaminare i progetti di modifica e di adottare per consenso una raccomandazione per la conferenza intergovernativa; in caso di modifiche istituzionali nel settore monetario è consultata anche la BCE; - In alternativa , qualora l’entità delle modifiche non giustifichi la convocazione della convenzione di cui al punto precedente, decisione del consiglio europeo a maggioranza semplice , previa approvazione del Parlamento europeo, che definisce il mandato per la CIG. - Convocazione di una CIG formata dai rappresentanti dei governi degli Stati membri per stabilire di comune accordo le modifiche da apportare ai trattati; - Ratifica delle modifiche approvate da parte di tutti gli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali e loro entrata in vigore. (possono essere sottoposte a referendum popolare o ricorso costituzionale). SEMPLIFICATA → Presentazione al Consiglio europeo da parte del governo di qualsiasi Stato membro, del Parlamento europeo e della Commissione, di progetti di modifica nei limiti → Adozione delle modifiche da parte del Consiglio europeo con decisione approvata all’unanimità, previa consultazione del Parlamento europeo, della Commissione, e se le modifiche riguardano le disposizioni istituzionali nel settore monetario, della BCE → Entrata in vigore della decisione del Consiglio europeo previa approvazione degli Stati membri conformemente alle rispettive norme costituzionali. → Il consiglio deliberi all’unanimità in un settore o in un caso determinato ovvero che: → Il consiglio adotti atti legislativi secondo una procedura legislativa speciale PROCEDURA PASSERELLA - Iniziativa del Consiglio europeo - Trasmissione dell’iniziativa ai parlamenti nazionali, ciascuno dei quali può, entro 6 mesi, opporsi all’iniziativa impedendo che la procedura prosegua - In assenza di opposizioni da parte dei parlamenti nazionali, deliberazioni del consiglio europeo con decisione adottata all’unanimità , previa approvazione del Parlamento europeo. SPECIALI Permettono di modificare soltanto taluni articoli o aspetti specifici PROCEDURE DI ADESIONE Può presentare domanda di adesione ogni Stato europeo che rispetti i valori di cui all’art. 2 e si impegni a promuoverli. Due fasi: - La prima si svolge all’interno dell’apparato istituzionale - La seconda è esterna, in quanto è affidata agli Stati Si svolge come segue: → La domanda di adesione è presentata al Consiglio; di essa sono informati il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali; → La domanda è approvata all’unanimità dal Consiglio previa consultazione della Commissione e approvazione del Parlamento europeo, tenuto conto dei criteri di ammissibilità convenuti dal Consiglio europeo → Le condizioni per l’ammissione e gli adattamenti dei trattati da essa determinati sono oggetto di un trattato concluso tra gli Stati membri e lo Stato candidato, che deve essere ratificato da tutti gli Stati contraenti secondo le rispettive norme costituzionali. ATTO DI ADESIONE POSSIBILITA’ DI RECESSO dall’Unione. →lo Stato membro che intende ritirarsi notifica tale intenzione al consiglio europeo. Ne segue la conclusione di un accordo tra l’Unione e lo Stato interessato volto a definire le modalità del recesso. I PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO 1° - PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO DELL’UNIONE Trovano espressione in determinate norme dei trattati, alle quali, vengono assegnati grande importanza e La CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO . Tuttavia non intende esercitare il proprio controllo riguardo ad ogni e qualsiasi attività intrapresa da uno Stato in attuazione degli obblighi derivanti dalla sua appartenenza a una tale organizzazione. In proposito la Corte europea distingue tra - Casi in cui gli Stati membri si limitano ad attuare atti dell’Unione - Casi in cui gli stessi godono di un certo margine di discrezionalità. Per quanto riguarda i CASI IN CUI MANCA OGNI DISCREZIONALITA’ IN CAPO AGLI STATI MEMBRI, la Corte europea considera che il suo intervento non è , in linea di principio , necessario. Sentenza 8 giugno 1984, n. 170, Granital, : la Corte italiana ha ribadito che fino a quando le Comunità europee e, in particolare, la giurisprudenza della Corte di giustizia delle Comunità europee garantiranno in generale una protezione effettiva dei diritti fondamentali contro l’esercizio dei propri poteri sovrani, che possa essere considerata per l’essenziale di livello uguale a quello della tutela inalienabile dei diritti fondamentali assicurata dal Grundgesetz, e che garantisca in particolare su un piano generale la sostanza di questi diritti, il Bundesverfassunggericht non eserciterà più la sua competenza relativamente all’applicazione del diritto comunitario derivato. Non basta, infatti, che il ricorrente o il giudice remittente sostengano che, in un caso specifico, il livello di protezione dei diritti umani assicurato dall’ordinamento dell’Unione è inferiore a quello garantito dalla legge fondamentale, ma è necessario altresì sostenere che la protezione dei diritti fondamentali di volta in volta indispensabile non è raggiunta in termini generali, ponendo a confronto il livello nazionale di protezione e quello comunitario. LA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA La redazione del testo è affidata ad un’apposita CONVENZIONE, convocata dal Consiglio europeo di Tampere del 15-16 ottobre 1999 e composta da 15 rappresentanti dei Capi di Stato e di Governo, da un rappresentante della Commissione , da 16 componenti del Parlamento europeo e da 30 membri dei Parlamenti nazionali. La Carta è stata poi approvata dal Consiglio europeo di Biarritz del 13-14 ottobre 2000. Infine i Presidenti del Parlamento europeo , del Consiglio e della Commissione, in nome delle rispettive istituzioni, l’hanno “proclamata” in occasione del Consiglio europeo di Nizza il 7 dicembre 2000. Fino al Trattato di Lisbona, il VALORE GIURIDICO della Carta è rimasto incerto. Sentenza 18 dicembre 2007, causa C-341/05 , Laval , In racc. relativa al diritto di intraprendere azioni collettive sindacali. Il sindacato svedese aveva dato vita ad un’azione collettiva contro un’impresa con sede in Lettonia che eseguiva lavori edili in territorio svedese con operai distaccati dalla propria sede. L’obiettivo dell’azione era di costringere l’impresa lettone ad applicare ai propri operai il contratto collettivo svedese e non le condizioni contrattuali meno favorevoli vigenti in Lettonia. Secondo l’Arbetsdomstolen, al quale l’impresa si era rivolta, l’azione collettiva avrebbe dovuto causare un ostacolo, tra l’altro, alla libera prestazione di servizi prevista dall’art. 49 TCE. Il sindacato svedese opponeva che il diritto di sciopero costituisce un diritto fondamentale e deve prevalere sul diritto alla libera prestazione di servizi. La CORTE DI GIUSTIZIA, richiamandosi a varie fonti, tra le quali la Carta, riconosce al diritto di intraprendere un’azione collettiva il carattere di “diritto fondamentale facente parte integrante dei principi generali del diritto comunitario di cui la Corte garantisce il rispetto”. Essa precisa tuttavia che il suo esercizio può essere sottoposto a talune restrizioni. Infatti, come riaffermato dall’art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, esso è tutelato conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali. La CARTA ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Il testo della Carta non è presente né nel corpo dei trattati , nè in un protocollo allegato. Il PROTOCOLLO n. 30 sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE alla Polonia e al Regno Unito, ha tuttavia concesso agli Stati membri cit. di essere vincolati dalla Carta in maniera diversa da tutti gli altri Stati. La carta non estende la competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea o di qualunque altro organo giurisdizionale della Polonia e del Regno Unito a ritenere che le leggi, i regolamenti o le disposizioni , le pratiche o l’azione amministrativa della Polonia o del Regno Unito non siano conformi ai diritti , alle libertà e ai principi fondamentali che essa riafferma, mentre il par2 esclude che il titolo IV della Carta crei diritti azionabili dinanzi a un organo giurisdizionale applicabili alla Polonia o al Regno Unito, salvo nella misura in cui la Polonia o il Regno Unito abbiano previsto tali diritti nel rispettivo diritto interno. Ove una disposizione si applica alla Polonia o il Regno Unito abbiano previsto tali diritti nel rispettivo diritto interno. Ove una disposizione della Carta faccia riferimento a leggi e pratiche nazionali, detta disposizione si applica alla Polonia o al Regno Unito soltanto nella misura in cui i diritti o i principi ivi contenuti sono riconosciuti nel diritto o nelle pratiche della Polonia o del Regno Unito. Le norme del Protocollo mirano evidentemente a far sì che la Carta non abbia nei confronti di Polonia e Regno Unito alcun contenuto innovativo in termini di diritti rispetto a quanto già previsto dagli ordinamenti interni di due Stati. Si ricordi che nella riunione di Bruxelles del 29-30 ottobre 2010, il Consiglio europeo ha approvato il testo di un protocollo che estende alla Repubblica ceca il Protocollo n. 30, impegnandosi ad allegarlo al prossimo trattato di adesione. Quanto alla sua INTERPRETAZIONE occorre ricordare: i diritti , le libertà e i principi della Carta sono interpretativi in conformità delle disposizioni generali del titolo VII della Carta che disciplinano la sua interpretazione e applicazione e tenendo in debito conto le spiegazioni cui fa riferimento nella Carta, che indicano le fonti di tali disposizioni. Le FUNZIONI della Carta risultano nel preambolo. CLAUSOLA DI COMPATIBILITA’→ Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti, nel rispettivo ambito d’applicazione , dal diritto dell’Unione, dal diritto internazionale , dalle convenzioni internazionali delle quali l’Unione o tutti gli Stati membri sono parti, in particolare della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali , e dalle costituzioni degli Stati membri. CLAUSOLA DI EQUIVALENZA → Laddove la presente Carta contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, il significato e la portata degli stessi sono uguali a quelli conferiti dalla suddetta convenzione. La presente disposizione non preclude che il diritto dell’unione conceda una protezione più estesa. IL RUOLO DEI PRINCIPI GENERALI E DELLA CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI Essi svolgono una funzione strumentale, in quanto influiscono sull’applicazione di norme materiali derivanti da altre fonti: → Criteri interpretativi → Parametro di legittimità per gli atti delle istituzioni → Parametro di legittimità per alcuni comportamenti degli Stati membri I comportamenti degli Stati membri confliggenti con i diritti dell’uomo , anche se privi di collegamento con il campo d’applicazione dei trattati , possono nondimeno essere oggetto della procedura di controllo e sanzione prevista dall’art. 7 TUE, in caso di rischio di violazione grave o di violazione grave e persistente dei valori di cui all’art. 2 TUE, tra i quali figura il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranza. IL DIRITTO INTERNAZIONALE GENERALE E GLI ACCORDI INTERNAZIONALI L’Unione costituisce SOGGETTO DI DIRITTO INTERNAZIONALE autonomo rispetto agli Stati che ne sono membri. L’unione ha personalità giuridica È tenuta a rispettare le norme di Diritto internazionale generale. PRINCIPIO INADIMPLENTI NON EST ADIMPLENDUM: la Corte ha più volte affermato che uno Stato membro non può più invocare la violazione di un obbligo derivante dai trattati da parte di un altro Stato membro per giustificare, a sua volta, la violazione dello stesso o di altri obblighi aventi pari fonte. Norme di diritto internazionale →FUNZIONE ERMENEUTICA →PARAMETRO DI LEGITTIMITA’ DEGLI ATTI DELLE ISTITUZIONI Analoga a quella dei principi Generali del diritto e vanno Utilizzate per l’interpretazione delle norme Sull’Unione, comprese quelle dei Trattati Gli ACCORDI INTERNAZIONALI con Stati terzi che vengono in rilievo all’ordinamento dell’Unione sono di tre tipi: → ACCORDI INTERNAZIONALI CONCLUSI DA STATI MEMBRI con Stati terzi non fanno parte dell’ordinamento dell’Unione, ma assumono rilevanza soltanto nella misura in cui un accordo del genere, a determinate condizioni, può essere invocato dallo Stato membro contraente come causa di giustificazione per il mancato rispetto di obbligo derivanti dai trattati. → La prima accentrata a livello dell’Unione, dove vengono fissati gli obiettivi e i principi generali; → La seconda decentrata a livello nazionale, dove ciascuno Stato membro attua, attraverso strumenti normativi completi e dettagliati, gli obiettivi e i principi generali fissati dalla direttiva. OBBLIGATORIETA’ INTEGRALE→ la direttiva obbligatoria in tutti i suoi elementi. La direttiva si limita ad imporre agli Stati membri un risultato da raggiungere , lasciandoli liberi di scegliere le misure di adattamento necessarie per realizzare il risultato prescritto. L’OBBLIGO DI ATTUAZIONE→ di una direttiva è assoluto per ciascuno stato membro al quale la direttiva è rivolta. L’obbligo va adempiuto entro il TERMINE DI ATTUAZIONE fissato dalla direttiva stessa. In pendenza del termine, lo Stato membro non può adottare provvedimenti in contrasto con la direttiva o comunque tali da compromettere gravemente la realizzazione del risultato che la direttiva prescrive (c.d. obbligo di standstill o di non aggravamento) Gli Stati membri sono competenti quanto alla SCELTA DELLE FORME E DEI MEZZI di attuazione. CONTENUTO DELLE DIRETTIVE → Non è possibile individuare in via generale uno spazio di competenza riservato agli Stati membri, oltre il quale la direttiva non può mai intervenire. DIRETTIVE DETTAGLIATE→ Benchè simili nel contenuto e nei regolamenti, tali direttive non soltanto mantengono la struttura di qualsiasi direttiva, imponendo agli Stati membri un obbligo di attuazione e prevedendo , a tal fine, un termine, ma si giustificano in base al risultato voluto, che in quegli anni era un’armonizzazione molto avanzata delle legislazioni nazionali. DECISIONI-QUADRO → si tratta di un tipo di atto che si ispira chiaramente al modello delle direttive. Con queste condivide anzitutto lo scopo che la maggior parte delle direttive persegue; il riavvicinamento delle diposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri. Esse sono vincolanti per gli Stati membri quanto al risultato da ottenere , salva restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma e ai mezzi. Gli Stati membri sono perciò tenuti a dare attuazione alla decisione-quadro entro il termine della stessa indicato. Le decisioni-quadro non hanno efficacia diretta! LE DECISIONI L’ultima categoria di atti vincolanti contemplata dall’art. 288 TFUE è costituita dalle decisioni: la descrizione è obbligatoria in tutti i suoi elementi. Essa designa i destinatari , è obbligatoria soltanto nei confronti di questi. → Decisioni individuali , dotate di destinatari individuati nell’atto, che sono soggetti, alla sua portata obbligatoria; → Decisioni generali, prive di destinatari individuati, che ha pertanto portata obbligatoria generale. DECISIONI INDIVIDUALI (obbligatorie in tutti i suoi elementi, vincolano solo i destinatari designati) → Rivolte agli stati membri, sono nella sostanza simili alle direttive, qualora impongono un obbligo di facere. Esistono anche decisioni che si limitano a prescrivere un obbligo di non facere: in questo caso lo Stato membro destinatario è tenuto ad astenersi dall’attività vietata. → Rivolte ai singoli: hanno natura spiccatamente amministrativa. I casi più importanti sono rappresentanti dalle decisioni che la Commissione adotta nell’ambito della DISCIPLINA DELLA CONCORRENZA, che possono prevedere anche la comminazione di sanzioni pecuniarie a carico delle imprese. In quest’ultimo caso le decisioni costituiscono titolo esecutivo. - Gli atti del Consiglio , della Commissione o della BCE che comportano a carico di persone che non siano gli Stati, un obbligo pecuniario costituiscono titolo esecutivo. DECISIONI GENERALI→ hanno natura varia → gli esempi più importanti sono costituite da alcuni decisioni che il Consiglio europeo adotta nell’ambito delle procedure di revisione dei trattati, in particolare quelle che riguardano alcune procedure semplificate. GLI ATTI DEL SETTORE PESC Ai sensi dell’art. 25 TUE , gli atti giuridici attraverso i quali l’Unione conduce la PESC sono di due tipi: →gli ORIENTAMENTI GENERALI →le DECISIONI sono invece atti del Sono atti de Consiglio europeo Consiglio. Esse possono assumere vari Corrispondenti alle strategie comuni contenuti, potendo definire: Previste in passato - le azioni che l’Unione deve intraprendere - posizioni che l’Unione deve assumere - le modalità di attuazione delle Decisioni di cui ai punti sopra Le decisioni PESC possono quindi essere adottate quando una situazione internazionale richieda l’intervento operativo dell’Unione definendone gli obiettivi, la portata e i mezzi di cui l’Unione deve disporre, ovvero quando occorra definire la posizione dell’Unione su una questione particolare di natura geografica o tematica. Gli atti che possono essere adottati nell’ambito PESC non hanno mai carattere legislativo. Le decisioni però vincolano gli Stati membri . ADATTAMENTO DELL’ORDINAMENTO ITALIANO AL DIRITTO DELL’UE I TRATTATI si presentano nella forma di normali trattati internazionali. L’ ORDINE DI ESECUZIONE di ciascun trattato è stato dato con la medesima legge con il Parlamento italiano ha autorizzato la RATIFICA del trattato stesso da parte del Capo dello Stato, ai sensi dell’art. 80 Cost. Art. 11 Cost→ l’Italia consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. Più difficile è risultato il compito di assicurare l’attuazione in Italia del DIRITTO SECONDARIO O DERIVATO. Le maggiori difficoltà si sono avute riguardo alle direttive , richiedendo ciascuna di esse un’attività di attuazione, che il legislatore nazionale è tenuto ad effettuare entro un termine perentorio, talvolta breve. LEGGE LA PERGOLA→ L. 9 marzo 1989, n.86 sostituita dalla L. 4 febbraio 2005 n. 11, entrambe sono leggi ordinarie. Introduzione di un meccanismo legislativo annuale: ogni anno, il Parlamento approva una LEGGE ORDINARIA , che contiene provvedimenti volti a rendere conforme l’ordinamento italiano a tutti gli obblighi comunitari, che vengono a maturazione entro l’anno di riferimento. → Emanazione di ogni atto comunitario dell’UE che vincoli la Repubblica italiana ad adottare provvedimenti di attuazione; → All’accertamento giurisdizionale, con sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, della incompatibilità di norme legislative e regolamenti dell’ordinamento giuridico nazionale con le disposizioni dell’ordinamento comunitario. → Emanazione di decisioni-quadro e di decisioni adottate nell’ambito della cooperazione di polizia giudiziaria in materia penale. TRE METODI PRINCIPALI → Attuazione diretta: la stessa legge comunitaria abroga o modifica disposizioni statali vigenti. Esso può essere seguito in due casi: - Disposizioni statali vigenti in contrasto con gli obblighi specificati dall’art. 1 - Disposizioni statali vigenti oggetto di procedure di infrazione avviate dalla Commissione delle Comunità europee nei confronti della Repubblica italiana. → Delega legislativa al Governo: la legge comunitaria può avere (in parte) il contenuto di una legge delega. In questo caso essa prevede i criteri per l’attuazione delle norme comunitarie da parte del Governo , mediante decreti legislativi. → Attuazione in via regolamentare e amministrativa. Il regolamento emanato in forza della citata disposizione è perciò in grado di modificare norme di legge preesistenti , grazie all’espressa autorizzazione data dal Parlamento nella legge comunitaria→ Delegificazione delle materie interessate. ATTUAZIONE DEL DIRITTO COMUNITARIO DA PARTE DELLE REGIONI→ L.n. 11/2005 prevede che le regioni e province autonome, nelle materie di loro competenza, possono dare immediata attuazione alle direttive. - il titolare del diritto - il contenuto del diritto-obbligo creato dalla norma stessa → INCONDIZIONATEZZA: attiene all’assenza di clausole che subordinino l’applicazione della norma ad ulteriori interventi normativi da parte degli Stati membri o delle istituzioni dell’Unione , ovvero consentano agli Stati membri un certo margine di discrezionalità nell’applicazione. L’esistenza di norme che consentono agli Stati membri di derogare all’applicazione di un’altra norma per determinati motivi non esclude di per sé l’efficacia diretta di quest’ultima. Si tenga , infine conto che, ai fini della verifica dell’efficacia diretta, la DESTINATARIETA’ FORMALE della norma non ha alcun rilievo. In particolare la circostanza che la norma si rivolga agli Stati membri o alle istituzioni non comporta necessariamente che sia priva di efficacia diretta. Per quanto riguarda le disposizioni dei TRATTATI, va rilevato che alcune di esse si riferiscono espressamente ai singoli. Un esempio molto importante è dato dalle NORME IN MATERIA DI CONCORRENZA, in particolare gli art. 101 e 102 TFUE, che vietano alcuni comportamenti delle imprese. Queste norme sono senz’altro direttamente efficaci, nel senso che sono direttamente opponibili alle imprese interessate. Le norme dei trattati producono effetti diretti tanto nei rapporti verticali, quanto nei rapporti orizzontali. E’ dunque possibile invocarne il disposto non soltanto nei confronti di un’autorità pubblica, ma anche nei confronti di un privato. Si parla pertanto di EFFICACIA DIRETTA VERTICALE e di EFFICACIA DIRETTA ORIZZONTALE. Il problema dell’efficacia diretta si pone anche riguardo agli ACCORDI INTERNAZIONALI conclusi dalla Comunità/Unione con Stati terzi ai sensi dell’art. 216 TFUE. Rispetto al’analisi effettuata riguardo ad altre fonti dell’Unione, la verifica svolta dalla Corte per decidere circa l’efficacia diretta dalle disposizioni contenute in accordi internazionali si caratterizza per una particolare attenzione rivolta al CONTESTO. L’analisi si svolge in due tempi: → Dapprima occorre dimostrare che la natura e la struttura dell’accordo permettono di riconoscere effetti diretti alle sue disposizioni in generale. → Successivamente è necessario provare che la specifica disposizione invocata presenti le caratteristiche della sufficiente precisione e della incondizionatezza. Riguardo ai REGOLAMENTI , il problema dell’efficacia diretta ha scarsa consistenza. Infatti la caratteristica della diretta applicabilità implica che, normalmente, le disposizioni dei regolamenti siano anche capaci di produrre effetti diretti. Il principio subisce una certa attenuazione nel caso di regolamenti che richiedono l’emanazione da parte degli Stati membri di provvedimenti di integrazione o di esecuzione. Anche i regolamenti producono effetti diretti tanto nei rapporti verticali quanto in quelli orizzontali. Pertanto è possibile parlare di Efficacia diretta verticale e di Efficacia diretta orizzontale. SEGUE: CASI PARTICOLARI (DIRETTIVE, DECISIONI, ATTI DEGLI EX PILASTRI NON COMUNITARI) Il problema dell’efficacia diretta delle DIRETTIVE si pone in termini parzialmente diversi da quelli sin qui esposti. Per quanto riguarda i presupposti sostanziali, anche le direttive, per essere direttamente efficaci, devono presentare le caratteristiche che sono state descritte a proposito della altre fonti: SUFFICIENTE PRECISIONE ed INCONDIZIONATEZZA. Per quanto riguarda la portata temporale, occorre tenere presente che, per sua natura, la direttiva non è concepita come fonte di effetti diretti. La disciplina dei rapporti giuridici interni rientranti nel suo oggetto non viene posta dalla direttiva stessa, ma dalle norme di attuazione emanate da ciascuno Stato membro. Pertanto di effetti diretti di una direttiva non può parlarsi se non dopo la scadenza del termine per l’attuazione concesso agli Stati membri. Prima di questo momento la direttiva non può, nè intende, produrre altri effetti giuridici che quello di obbligare gli Stati membri ad attuarla. L’unico caso di efficacia diretta anticipata potrebbe darsi nell’ipotesi di attuazione completa effettuata prima della scadenza del termine. In questo caso, lo Stato membro in questione rinuncia al termine concesso in suo favore e pertanto, qualora le misure d’attuazione si rivelino inadeguate, potrebbe soggiacere anticipatamente agli eventuali effetti diretti della direttiva. La giurisprudenza non si è ancora pronunciata esplicitamente sul punto. La seconda differenza riguarda la portata soggettiva dell’efficacia diretta di una direttiva. Inizialmente la Corte ha puntato sul carattere obbligatorio della direttiva, avvicinandola in tal modo al regolamento , ma anche sulla teoria dell’effetto utile, che porta ad interpretare le norme comunitarie in maniera da consentire che esse esplichino i loro effetti nella maggior misura possibile. PRINCIPIO DELL’ESTOPPEL→ Lo Stato membro che non ha recepito la direttiva , deve subire le conseguenze del proprio inadempimento e non può impedire ai singoli di avvalersi dei diritti ad essi riconosciuti dalla direttiva inattuata. La direttiva pertanto ha soltanto efficacia diretta verticale, mentre è priva di efficacia nelle seguenti situazioni : → Quando la direttiva è invocata da un soggetto pubblico contro un soggetto privato (c.d. Rapporti verticali invertiti) → Quando la direttiva è invocata da un soggetto privato contro un altro soggetto privato (c.d. rapporti orizzontali). Si dice pertanto che le direttive inattuate non hanno efficacia diretta orizzontale. Di fronte ad una direttiva inattuata , risulta pertanto determinante stabilire se il soggetto nei cui confronti si intende invocare la direttiva è un soggetto pubblico o un soggetto privato. Un atteggiamento che di fatto potrebbe ridurre la rilevanza della distinzione tra efficacia diretta verticale e orizzontale consiste nel non sollevare d’ufficio la questione anche qualora la situazione che ha indotto il giudice nazionale ad adire la Corte in via pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 TFUE appare riguardante unicamente rapporti orizzontali o verticali invertiti. In assenza di un’apposita questione pregiudiziale sul punto da parte del giudice nazionale, la Corte ritiene di doversi comunque pronunciare sull’interpretazione della direttiva e sulla sua idoneità in abstracto a produrre effetti diretti, senza porsi il problema del se tali effetti possono essere fatti valere nel contesto del giudizio a quo. La Corte stessa poi ha ammesso la produzione di effetti diretti da parte di norme di una direttiva inattuata in almeno due tipi di situazioni che sembrano configurarsi come aventi ad oggetto rapporti verticali c.d. inversi o addirittura rapporti orizzontali. Si tratta dunque di Eccezioni al principio giurisprudenziale che nega l’efficacia diretta orizzontale di una direttiva. → Una prima ECCEZIONE del genere riguarda situazioni che si potrebbero definire Rapporti triangolari → questi sono rapporti in cui un privato invoca l’applicazione di una direttiva inattuata nei confronti di un organo pubblico , a titolo principale, ma anche nei confronti di altri soggetti privati, la cui posizione verrebbe compromessa dall’applicazione della direttiva (contro interessati). In casi del genere , la Corte non sembra considerare l’effetto pregiudizievole indirettamente subito dai soggetti privati contro interessati come circostanza preclusiva alla produzione di effetti diretti da parte della direttiva. → una seconda ECCEZIONE alla regola della mancanza di effetti diretti orizzontali riguarda un tipo particolare di direttive: quelle che sottopongono le misure degli Stati membri ad una PROCEDURA DI CONTROLLO. In questi casi, la direttiva inattuata non influisce sulla disciplina di rapporti interprivati, se non indirettamente, nel senso di precludere l’applicazione di una normativa o di un provvedimento interno emanato in violazione della procedura di controllo. In casi del genere, la Corte ritiene che la direttiva “non crea né diritti né obblighi per i singoli “ e può dunque essere applicata dal giudice, senza che si possa parlare di efficacia diretta orizzontale. →terza ECCEZIONE è stata prospettata (ma non accettata finora dalla Corte) per i casi di SUCCESSIONE DI NORME INTERNE, di cui la più recente , a differenza della più antica, sia incompatibile con una direttiva. V. sent. Berlusconi. Raramente la Corte è stata chiamata a pronunciarsi sull’efficacia diretta delle DECISIONI. Essendo l’efficacia diretta delle decisioni una conseguenza dal loro carattere obbligatorio nei confronti degli Stati membri cui sono rivolte, dovrebbe arguirsi che anche le decisioni sono prive di efficacia orizzontale. A qualche incertezza può dar luogo tuttavia la giurisprudenza relativa alle DECISIONI IN MATERIA DI AIUTI STATALI ALLE IMPRESE. Molto spesso, tali decisioni prescrivono allo Stato membro destinatario l’obbligo di pretendere dalle imprese beneficiarie la restituzione degli aiuti già erogati. L’obbligo di restituzione è collegato all’art. 108, par.3, TFUE, dal quale si evince il divieto di erogare aiuti non previamente autorizzati dalla Commissione. In situazioni del genere, lo Stato membro interessato può opporre alle imprese l’obbligo di recupero derivante dalla decisione, creando apparentemente una situazione di EFFETTO VERTICALE C.D. INVERSO, visto che le imprese ricavano uno svantaggio dalla decisione rivolta allo Stato. L’OBBLIGO DI INTERPRETAZIONE CONFORME L’individuazione di forme di Efficacia indiretta del diritto dell’Unione è stata valorizzata in particolare rispetto alle direttive, considerati i limiti temporali e soprattutto soggettivi degli effetti diretti che tali atti possano conseguire. La prima forma di efficacia indiretta consiste nell’OBBLIGO DI INTERPRETAZIONE CONFORME: quando sono chiamati ad applicare norme interne, gli operatori giuridici e soprattutto i giudici sono tenuti ad interpretarle, ove possibile, in conformità con il diritto dell’Unione, anche se questo non è direttamente Conflitto del genere sono rivolti in base al principio del PRIMATO DEL DIRITTO DELL’UNIONE, secondo il quale le norme nazionali non possono in alcuna maniera ostacolare l’applicazione del diritto dell’Unione direttamente efficace incontra una norma interna incompatibile, perché ne impedisce parzialmente o totalmente l’applicazione, il principio del primato impone che la prima prevalga sulla seconda. Secondo la Corte, l’ordinamento dell’Unione non soltanto impone la prevalenza della norma di questo ordinamento sulla norma interna incompatibile, ma determina altresì le MODALITA’ attraverso cui tale prevalenza deve trovare applicazione e in particolare l’ORGANO COMPETENTE a farla valere. La Corte è stata spesso interrogata sullo STATUS della norma interna incompatibile con quella dell’Unione e pertanto destinata ad essere disapplicata. L’esigenza di assicurare la tutela giurisdizionale immediata delle norme dell’Unione produttive di effetti diretti implica altresì il potere per il giudice nazionale di emanare provvedimenti provvisori, che comportino la SOSPENSIONE DELL’APPLICAZIONE di una norma interna, in attesa che sia definitivamente accertata l’incompatibilità della norma interna con il diritto dell’Unione. La circostanza che una norma interna sia incompatibile con il diritto dell’Unione e vada pertanto disapplicata dal giudice nazionale in forza del principio del primato, non esime lo Stato membro “mantiene gli interessati in uno stato di incertezza circa la possibilità loro garantita di fare appello al diritto comunitario”. LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE ITALIANA L’aspetto di maggiore novità del ragionamento della Corte Costituzionale rispetto alle pronunce precedenti consiste nel rifiuto di assimilare le norme dell’Unione a norme nazionali di legge. Da ciò discende l’impossibilità di applicare ai conflitti tra le une e le altre i metodi di risoluzione previsti per l’ipotesi di conflitto tra norme entrambe appartenenti all’ordinamento italiano compresa la dichiarazione di incostituzionalità ai sensi dell’art. 134 Cost. Trattandosi di norme di ordinamenti diversi, gli eventuali conflitti vanno risolti in base ad un diverso criterio: il CRITERIO DELLA COMPETENZA. Occorrerà pertanto stabilire se la materia rientri tra quelle il relazione alle quali l’Italia ha accettato, in conformità con l’art. 11 Cost., di limitare la propria sovranità in favore dell’Unione. La Corte Costituzionale ,inoltre, esclude in due ipotesi il potere del giudice di applicare immediatamente la norma dell’Unione e di disapplicare l’eventuale legge interna configgente , esigendo, invece, che sia sollevata questione di costituzionalità. Si tratta pertanto di casi ancora oggi riservati alla COMPETENZA RESIDUA DELLA CORTE COSTITUZIONALE. → La PRIMA IPOTESI riguarda l’eventualità di una norma dell’Unione contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e ai diritti dell’uomo. → La SECONDA IPOTESI in cui la Corte Costituzionale si riserva il potere di intervenire, si ha in presenza di norme di legge dirette ad impedire il rispetto dei principi fondamentali dei trattati. La competenza della Corte costituzionale a conoscere di conflitti tra norma dell’Unione e norme interne sussiste anche in tutte quelle ipotesi che si pongono al di fuori del giudizio di costituzionalità in via incidentale. Qualora, infatti, un conflitto del genere venga in rilievo nell’ambito di una delle sue COMPETENZE DIRETTE (giudizio di costituzionalità in via principale, giudizio sui conflitti di attribuzione , giudizio sull’ammissibilità dei referendum), la Corte Costituzionale è chiamata a risolverlo, rispettando, come tutti gli organi dello Stato, il principio del primato. Nel caso di contrasto rispetto ad una norma dell’Unione priva di efficacia diretta, non potendo il giudice procedere alla disapplicazione della legge interna , il giudice deve sollevare davanti alla Corte Costituzionale eccezione di costituzionalità per violazione degli artt. 11 e 117, par. 1, Cost. CAPITOLO 6 ---- IL SISTEMA DI TUTELA GIURISDIZIONALE Tale sistema è ripartito su due livelli: 1°) Corte di giustizia dell’Unione Europea (Corte di Giustizia Tribunale Tribunale della Funzione pubblica) 2°) organi giurisdizionali degli Stati membri. COMPETENZE DIRETTE → RICORSI PER INFRAZIONE: che vengono proposti nei confronti di uno Stato membro accusato di aver violato gli obblighi derivanti dai trattati; → RICORSI D’ANNULLAMENTO: attraverso i quali viene contestata la legittimità di atti delle istituzioni; → RICORSI IN CARENZA: attraverso i quali si vuole far constatare l’illegittimità delle omissioni addebitabili alle istituzioni; → RICORSI PER RISARCIMENTO: che hanno ad oggetto la responsabilità extracontrattuale delle istituzioni. ECCEZIONE D’INVALIDITA’ → nell’eventualità di una controversia che metta in causa un atto di portata generale adottato da un’istituzione , organo o organismo dell’Unione, ciascuna parte può , anche dopo lo spirare del termine previsto dall’art. 263, 6°comma, valersi dei motivi previsti dall’art. 263, 2°comma, per invocare dinanzi alla Corte di giustizia l’inapplicabilità dell’atto stesso. L’invalidità può essere fatta valere in via d’eccezione. COMPETENZE CONSULTIVE→ la più importante riguarda la compatibilità con i trattati degli accordi internazionali la cui conclusione è prevista dalle istituzioni. COMPETENZE PER GRADO→ Tra le varie articolazioni della Corte di giustizia v. parte I. RICORSO PER INFRAZIONE L’oggetto del ricorso è la violazione da parte di uno Stato membro di “uno degli obblighi a lui incombenti in virtù dei trattati”. Per Stato membro va inteso, secondo una visione adottata anche in diritto internazionale , lo Stato-organizzazione, comprensivo di tutte le articolazioni in cui è organizzato l’esercizio del potere pubblico sul territorio statale. →nel quadro di un ricorso per infrazione, uno Stato membro può pertanto essere chiamato a rispondere non soltanto di comportamenti di organi facenti capo al Governo nazionale, ma anche di comportamenti imputabili a poteri indipendenti rispetto a quello esecutivo (es. Parlamento, Magistratura) o ad enti territoriali dotati di autonomia e di competenze esclusive (Regioni, Comuni). Sent. 9 dicembre 2003, causa C-129/00→viene accolto un ricorso in cui l’infrazione contestata è imputabile alla Giurisprudenza Interna. Sent. 16 gennaio 2003, causa C-388/01→ L’infrazione contestata deriva da un comportamento di un ENTE LOCALE. L’oggetto del ricorso può riguardare la violazione di qualsiasi OBBLIGO derivante direttamente dai trattati o dagli atti adottati in base ad essi . Particolarmente frequenti sono i ricorsi per mancata o non corretta attuazione delle direttive entro il termine. Sono previste tuttavia alcune eccezioni: 1° → RISPETTO DEL DIVIETO DI DISAVANZI ECCESSIVI, la cui violazione è sottratta all’applicazione degli artt. 258 e 259. Il ricorso per infrazione non è esercitabile nemmeno per violazioni commesse dagli Stati membri nell’ambito della PESC e neppure, per un periodo di cinque anni dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona, per violazioni collegate agli atti adottati prima di questa data nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. 2° → Un ricorso per infrazione non è esperibile nemmeno riguardo al comportamento di uno Stato membro che comporti VIOLAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO tutelati in quanto principi generali del diritto comunitario, salvo che il comportamento stesso sia stato adottato dallo Stato membro in attuazione di una norma contenuta nei trattati o di un atto delle → RICORRENTI NON PRIVILEGIATI Qualsiasi persona fisica o giuridica può proporre alle condizioni previste al primo e secondo comma, un ricorso contro gli atti adottati nei suoi confronti o che lo riguardano direttamente ed individualmente e contro gli atti regolamentari che la riguardano direttamente e che non comportano alcuna misura d’esecuzione. TRE IPOTESI → Quella in cui una persona fisica o giuridica impugna un atto adottato “nei suoi confronti”, cioè un atto di cui il ricorrente sia il destinatario. In questo caso, occorre soltanto dimostrare di avere interesse a ricorrere. → Una persona fisica o giuridica impugna un atto di cui formalmente non è il destinatario. Per ricorrere contro un atto del genere il ricorrente deve dimostrare che l’atto lo riguarda direttamente ed individualmente. → Deroga rispetto alla seconda. La persona fisica o giuridica non è il destinatario formale dell’atto impugnato. L’atto deve :  Essere un atto regolamentare  Non comportare alcuna misura d’esecuzione. Vecchio art. 230 , 4°comma, TCEE Distinguere i precedenti secondo che l’atto impugnato sia →una decisione rivolta ad altre →un regolamento o una decisione Persone fisiche o giuridiche rivolta a uno o più Stati membri (eccetto gli Stati membri) →l’onere probatorio che il ricorrente →l’onere probatorio da non privilegiato deve superare è Superare non è eccessivo. Senz’altro maggiore. Basta dimostrare che il Ricorrente è portatore di un Interesse qualificato all’ Annullamento dell’atto. INTERESSE DIRETTO→ dimostrazione che il ricorrente è pregiudicato direttamente dall’atto impugnato e non da successivi provvedimenti di esecuzione o di attuazione adottati dalle istituzioni o dagli Stati membri. INTERESSE INDIVIDUALE→Caso Plaumann→ la Corte afferma chi non sia destinatario di una decisione può sostenere che questa lo riguarda individualmente soltanto qualora il procedimento lo tocchi a causa di determinate qualità personali,ovvero di particolari circostanze atte a distinguerlo dalla generalità, e quindi lo identifichi alla stessa stregua dei destinatari. Occorre dimostrare che l’atto preso (o avrebbe dovuto prendere) in considerazione proprio la posizione individuale del ricorrente e pertanto: → Produce effetti giuridici soltanto sulla sua posizione individuale ovvero → Produce sul ricorrente effetti giuridici diversi (presumibilmente più gravi) rispetto a quelli che si producono a carico di tutti gli altri soggetti. Talvolta è necessario allo SMASCHERAMENTO DELL’ATTO: il ricorrente deve fornire la dimostrazione che l’atto non è quel che appare,ma, in sostanza, è una decisione individuale nei suoi confronti. Allo smascheramento si è talvolta pervenuti in casi di impugnazione di REGOLAMENTI. In altri casi, senza bisogno di contestare la natura normativa dell’atto impugnato , è sufficiente dimostrare che l’atto contiene disposizioni che riguardano in maniera individuale determinati OPERATORI ECONOMICI. →DAZI ANTIDUMPING L’INTERESSE INDIVIDUALE può ancora derivare dalle caratteristiche del PROCEDIMENTO CHE CONDICE ALL’ATTO IMPUGNATO. →decisioni in materia di aiuti statali alle imprese. L’interesse individuale è provato se l’istituzione autrice dell’atto impugnato è soggetta all’Obbligo di prendere in considerazione la posizione giuridica di determinati soggetti. …. L’ avv. Gen. Jacobs suggerisce di dare rilievo all’IMPORTANZA DEL PREGIUDIZIO subito (attualmente o potenzialmente) dal ricorrente, mentre il tribunale propone di focalizzare l’attenzione sul CARATTERE CERTO ED ATTUALE DEL PREGIUDIZIO. Nessuno di tali suggerimenti è stato accolto dalla Corte. …. Nell’annullare la sentenza di 1°grado del Tribunale, la Corte chiarisce che ricorso di annullamento dinanzi al giudice comunitario non è, in ogni caso, esperibile, anche se risultasse che le norme procedurali nazionali non autorizzano il singolo a contestare la validità dell’atto comunitario controverso se non dopo averlo violato. La TERZA IPOTESI ora prevista dall’art. 263, 4°comma, TFUE, sembra infatti prendere in considerazione proprio casi del tipo di quelli oggetto delle sentenze Union de Pequenos agricultores e Jego Quere. Basta dimostrare soltanto che l’ATTO RIGUARDA IL RICORRENTE DIRETTAMENTE. Tali condizioni però valgono soltanto se oggetto d’impugnazione sono: →ATTI REGOLAMENTARI →che non comportano alcuna misura di Esecuzione. VIZI DI LEGITTIMITA’ → INCOMPETENZA → VIOLAZIONE DELLE NORME SOSTANZIALI → VIOLAZIONE DEI TRATTATI O DI QUALSIASI REGOLA DI DIRITTO RELATIVA ALLA LORO APPLICAZIONE → SVIAMENTO DI POTERE INCOMPETENZA → INTERNA: Nel caso in cui l’istituzione che emette l’atto non ha il potere di farlo , perché tale potere spetta ad altra istituzione. → ESTERNA: quando nessuna istituzione ha il potere di emanare l’atto in questione, che non rientra affatto nella competenza dell’Unione ,ma, semmai , in quella degli Stati membri (principio d’attribuzione). VIOLAZIONE DELLE FORME SOSTANZIALI Sussiste quando non sono rispettati quei requisiti formali di tale importanza da influire sul contenuto dell’atto. →Può trattarsi , anzitutto, di forme relative al PROCEDIMENTO da seguire per l’emanazione dell’atto, quali ad esempio l’obbligo di consultazione del Parlamento o del Comitato economico e sociale o, in materia di concorrenza, l’audizione delle imprese interessate prima dell’adozione della decisione finale. Un atto adottato senza osservare tali formalità è viziato e deve essere annullato. →altre ipotesi di forme sostanziali attengono all’atto in quanto tale. La più importante è costituita dalla violazione dell’obbligo di MOTIVAZIONE: il difetto di motivazione è considerato d’ordine pubblico, rilevabile, in quanto tale, d’ufficio. Secondo la Corte: l’obbligo di MOTIVAZIONE, mira , per un verso, a consentire agli interessi di conoscere la ragione del provvedimento adottato per poterne valutare la fondatezza e, per altro verso, a permettere al giudice competente di esercitare il proprio controllo. VIOLAZIONE DEI TRATTATI O DI QUALSIASI REGOLA DI DIRITTO RELATIVA ALLA LORO APPLICAZIONE E’ il più frequentemente invocato , dal momento che, da un punto di vista logico, esso ingloba anche l’incompetenza e la violazione di forme sostanziali. SVIAMENTO DI POTERE Si ha quando un’istituzione emana un atto che ha il potere di adottare, perseguendo però scopi diversi da quelli per i quali il potere le è stato attribuito. Tale vizio è riscontrabile in casi molto rari. TERMINE DI RICORSO → 2 MESI → Dalla pubblicazione sulla GU, se l’atto è stato pubblicato ; → Dalla notificazione, se l’atto è stato notificato (solo per il destinatario della notificazione) → In mancanza di pubblicazione o notifica, dal giorno in cui il ricorrente ha avuto conoscenza dell’atto. L’art. 264 TFUE disciplina l’EFFICACIA DELLE SENTENZE DI ANNULLAMENTO. →Se il ricorso è fondato, la Corte di giustizia dichiara nullo o non avvenuto l’atto impugnato. La sentenza ha quindi portata generale e retroattiva: l’atto è nullo erga omnes, e la nullità retroagisce al momento in cui l’atto è stato emanato. Tuttavia la Corte, ove lo reputi necessario, precisa gli effetti dell’atto annullato che devono essere considerati definitivi. L’eccezione, è dunque affidata alla Corte, la quale può limitare discrezionalmente gli effetti della sentenza che annulla l’atto. (art. 263) Il controllo sugli atti delle istituzioni esercitato dalla Corte di giustizia in base all’art. 263 è un CONTROLLO DI MERA LEGITTIMITA’. →La sentenza pertanto si limita ad annullare l’atto, qualora sia riscontrata l’esistenza di un vizio di legittimità e il ricorso venga accolto. COMPETENZA DI MERITO→limitata al riesame delle sanzioni previste nel regolamento stesso. In casi del genere, la Corte dispone del potere di modificare l’ammontare della sanzione. RICORSO IN CARENZA L’oggetto del controllo in questi casi è un comportamento omissivo (per definire il quale è invalso l’uso del termine CARENZA, di derivazione francese) che si assume illegittimo, perché tenuto in violazione di un obbligo di agire previsto dai trattati. I presupposti del ricorso sono perciò: → L’esistenza di un obbligo di agire a carico dell’istituzione in causa → La violazione dell’obbligo stesso Essendo necessaria la presenza di un OBBLIGO DI AGIRE, è escluso che si possa ricorrere in carenza contro l’omissione di atti la cui adozione è affidata alla discrezionalità delle istituzioni. NON può, ad es., esperirsi ricorso in carenza contro l’omessa emanazione di un PARERE MOTIVATO. La VIOLAZIONE di un obbligo di agire può essere fatta valere tramite un ricorso ai sensi dell’art. 265 a condizione che : → L’istituzione o l’organo o l’organismo in causa siano stati previamente richiesti di agire e → Sia scaduto un termine di due mesi da tale richiesta senza che l’istituzione abbia preso posizione. In mancanza, il ricorso non è ricevibile. FASE PRECONTENZIOSA OBBLIGATORIA → MESSA IN MORA O DIFFIDA →deve essere formulata in maniera tale che l’istituzione comprenda che, in caso di inerzia, rischia di subire la presentazione di un ricorso. Inoltre, deve indicare con chiarezza e precisione i provvedimenti che l’istituzione è richiesta di adottare → la presa di posizione deve essere definitiva →se l’istituzione non prende posizione entro 2 mesi dalla richiesta, il soggetto che l’ha formulata può presentare RICORSO alla Corte di Giustizia entro ulteriori 2 mesi (FASE CONTENZIOSA) LEGITTIMAZIONE PASSIVA: → RICORRENTI PRIVILEGIATI→Stati membri e altre istituzioni → RICORRENTI NON PRIVILEGIATI→ ogni persona fisica o giuridica Se il ricorso viene accolto, il giudice comunitario emana una SENTENZA DI ACCERTAMENTO→ che fa sorgere a carico dell’istituzione un obbligo di agire. RICORSO PER RISARCIMENTO DI DANNI Art. 268 TFUE→ la Corte di giustizia dell’Unione è competente a conoscere delle controversie relative al risarcimento dei danni di cui all’art. 340, 2° e 3° comma. →in materia di responsabilità extracontrattuale, l’Unione deve risarcire, conformemente ai principi generali comuni ai diritti degli Stati membri, i danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni (RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE) Le questioni di diritto dell’Unione →ELEMENTI DI FLESSIBILITA’ Davanti alla Corte di giustizia, →si può parlare di FACOLTA’ DI RINVIO indipendentemente dalla richiesta anche per i giudici di ultima istanza. delle parti, e cioè anche d’ufficio. →→→→ →→ → 1° quando la corretta applicazione del diritto dell’Unione si imponga con tale evidenza da non lasciare adito ad alcun ragionevole dubbio sulla soluzione da dare alla questione sollevata (IPOTESI DELL’ATTO CHIARO)  Obbligo di procedere alle seguenti verifiche:  Convincersi che la stessa soluzione si imporrebbe anche ai giudici degli altri Stati membri e alla Corte di giustizia  Raffrontare le diverse versioni linguistiche delle norme dell’Unione  Tenere conto della non necessaria coincidenza tra il significato di una medesima nozione giuridica nel diritto dell’Unione e nel diritto interno;  Ricollocare la norma dell’Unione nel suo contesto e alla luce delle sue finalità. → 2° quando la questione sia materialmente identica ad altra questione, sollevata in relazione ad analoga fattispecie, che sia stata già decisa in via pregiudiziale → 3° quando la risposta da dare alle questione risulti da una giurisprudenza costante della Corte che, indipendentemente dalla natura del procedimento in cui sia stata prodotta, risolva il punto di diritto litigioso, anche in mancanza di una stretta identità fra le materie del contendere. OBBLIGO DI RINVIO ANCHE PER GIUDICI NON DI ULTIMA ISTANZA Riguarda le sole questioni pregiudiziali di validità→occorre anche che il giudice adito li consideri fondati. OGGETTO DELLE QUESTIONI PREGIUDIZIALI Le questioni pregiudiziali dell’interpretazione possono avere ad oggetto: → I TRATTATI - Il testo del TUE e del TFUE - Protocolli e allegati → Gli atti compiuti dalle istituzioni dagli organi e dagli organismi dell’Unione. Art. 288 TFUE, incluse le raccomandazioni e i pareri ma anche gli atti atipici, gli accordi internazionali e gli atti privi di efficacia diretta. L’analogia con il ricorso d’annullamento comporta che oggetto di una questione pregiudiziale di validità possono essere tutti gli atti contro i quali si può proporre un ricorso ai sensi dell’art. 263 → anche motivi di invalidità che possono essere fatti valere sono gli stessi che quelli menzionati nel secondo comma dell’art. 263. →anche i motivi di invalidità può essere proposta anche a distanza di anni dall’entrata in vigore dell’atto in causa. →tuttavia, quando sia pacifico che il soggetto si rivolge al giudice nazionale avrebbe potuto proporre ricorso di annullamento contro l’atto comunitario in questione e non lo ha fatto, lasciando decorrere il termine di cui al 5°comma dell’art. 263, il giudice nazionale non può più sollevare questione pregiudiziale di validità. IL VALORE DELLE SENTENZE PREGIUDIZIALI Valore generale delle SENTENZE PREGIUDIZIALI DI INTERPRETAZIONE: l’esistenza di una sentenza emessa dalla Corte nel quadro di un procedimento pregiudiziale, rende superflua la proposizione di un nuovo rinvio sulle stesse questioni o su questioni simili da parte di altro giudice e lo esenta, se di ultima istanza, dall’obbligo di rinvio previsto dal 3° comma dell’art. 267. In linea di principio tutte le sentenze pregiudiziali hanno VALORE RETROATTIVO. PRINCIPIO GENERALE DELLA CERTEZZA DEL DIRITTO →un soggetto che non abbia agito in giudizio entro il termine previsto dall’ordinamento a tale fine, non può, scaduto tale termine, invocare una sentenza pregiudiziale emessa dalla Corte, e meno che il termine in questione non sia irragionevole. La Corte si riserva il POTERE DI LIMITARE NEL TEMPO la portata delle proprie sentenze pregiudiziali tanto interpretative quanto di validità. CAPITOLO 7 – LE COMPETENZE DELL’UNIONE EUROPEA Il trattato di Lisbona ha rafforzato lo status dei richiamati principi di attribuzione, di sussidiarietà o di proporzionalità, erigendoli a principi applicabili all’intera Unione e incorporandoli in uno dei primi articoli del TUE, l’art.5. Trattando di competenze dell’Unione è necessario partire dal principio di attribuzione (detto anche principio della competenza d’attribuzione). L’Unione può agire soltanto nei settori in cui ciò sia contemplato dai trattati e soltanto per gli obiettivi che i trattati stessi indicano. In questa definizione l’accento è posto sul carattere derivato delle competenze dell’Unione. L’idea della specialità delle competenze dell’Unione rispetto a quelle degli Stati membri: “qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati appartiene agli Stati membri”. Il principio di attribuzione esige che per ciascun atto dell’Unione venga indicata la base giuridica su cui l’atto è fondato: la comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal Trattato sia per l’attività comunitaria interna sia per quella internazionale. Teoria dei poteri impliciti: tra i casi più celebri possono ricordarsi l’affermazione della competenza comunitaria a stipulare accordi internazionali in materia di trasporti c.d. principio del parallelismo dei poteri interni ed esterni( l’unione può concludere accordi internazionali in tutte le materie per le quali disponga del potere di adottare atti sul piano interno). D’altro lato, i trattati stessi prevedono una sia pur parziale deroga al principio della competenza d’attribuzione, attraverso l’art. 352, par.1, TFUE. Tale nome è nota come clausola di flessibilità. La procedura : è sempre prevista una deliberazione del consiglio all’unanimità , su proposta della commissione, previa approvazione del parlamento europeo. La seconda frase precisa che qualora si intendesse adottare un atto legislativo, si seguirà una procedura legislativa speciale dello stesso tipo. Da un punto di vista sostanziale, occorre che siano soddisfatte numerose e complesse condizioni: - La nuova azione deve apparire necessaria nel quadro delle politiche definite dai trattati per realizzare uno degli obiettivi di cui ai trattati - Senza che questi ultimi abbiano previsto i poteri di azione richiesti a tal fine. - La nuova azione non può comportare un’armonizzazione delle disposizioni legislative e regolamentari degli Stati membri nei casi in cui i trattati lo escludono. - E non può servire per il conseguimento di obiettivi riguardanti la PESC. La prima condizione (necessità dell’azione) comporta un notevole margine di discrezionalità in favore delle istituzioni. Quanto alla seconda condizione (mancata previsione di adeguati poteri), una prima sentenza della corte (Massey Ferguson) sembrava sminuirne l’importanza , successivamente però ha Alla questione è dedicato il Protocollo n. 2 sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità. A ciascun parlamento nazionale o camera di esso è attribuito il potere di formulare entro otto settimane dalla trasmissione di un progetto di atto legislativo, un parere motivato di non conformità del progetto al principio di sussidiarietà. A ciascuna camera parlamentare sarà assegnato un voto, mentre ai parlamenti unicamerali spetteranno due voti. Qualora si siano espressi in senso negativo parlamenti o camere parlamentari che rappresentino almeno un terzo dei voti disponibili (un quarto, se la proposta riguarda lo spazio di libertà ,sicurezza e giustizia), il progetto deve essere riesaminato dal suo autore (Commissione o, se del caso, altri soggetti proponenti ), con possibilità di mantenerlo , modificarlo o ritirarlo, ma con obbligo di specifica motivazione. Una disciplina diversa è prevista se per l’adozione dell’atto si deve seguire la procedura legislativa ordinaria. In questo caso se a votare contro il progetto di atto legislativo sarà stata la maggioranza semplice dei parlamenti nazionali (o camere degli stessi), la Commissione se decide si mantenere il progetto di atto, deve emanare un parere motivato e la procedura legislativa ordinaria conosce una fase preliminare, prima della prima lettura, esclusivamente dedicata alla verifica del rispetto del principio di sussidiarietà. In un primo tempo, la violazione del principio di sussidiarietà è stato invocato dalle parti come vizio della motivazione. Nella prima sent. Cit la Germania impugnava una direttiva adottata congiuntamente dal Parlamento e dal Consiglio sulla base dell’art. 47 TCE, che istituisce un sistema armonizzato di garanzia dei depositi bancari, sostenendo tra l’altro, che era stato violato l’obbligo di motivazione in relazione al rispetto del principio di sussidiarietà. La corte respinge il motivo. Successivamente , la Corte è stata chiamata a verificare l’esistenza della violazione del principio in esame in quanto vizio autonomo rientrante in quello di violazione dei trattati. La Corte ha precisato che la verifica del rispetto del principio di sussidiarietà va effettuata sotto due profili distinti: occorre esaminare in primo luogo: - Se l’obiettivo dell’azione progettata potesse essere meglio realizzato a livello comunitario e, in secondo luogo - Che l’azione comunitaria non abbia oltrepassato la misura necessaria per realizzare l’obiettivo cui tale azione è diretta. IL PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA’ In virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell’azione dell’Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei trattati. La Corte , tuttavia, limita il proprio esame alle ipotesi di errore manifesto, sviamento di potere o manifesto travalicamento dei limiti della discrezionalità. L’esigenza di rispettare la proporzionalità comporta restrizioni per quanto riguarda tanto la scelta del tipo di atto da adottare, quanto il contenuto di quest’ultimo. Circa il primo aspetto : qualora i trattati non prevedano il tipo di atto da adottare, le istituzioni lo decidono di volta in volta, nel rispetto delle procedure applicabili e del principio di proporzionalità. Occorre infine chiarire il rapporto tra il principio di proporzionalità di cui all’art. 5 , terzo comma, e il principio generale dello stesso nome. Il principio esige infatti che i sacrifici e le limitazioni di libertà imposti ai singoli non eccedano quanto necessario per il raggiungimento degli scopi pubblici da perseguire e , in particolare: - Siano idonei a raggiungere l’obiettivo perseguito e - Siano necessari a questo stesso fine, evitando di imporre ai privati sacrifici superflui. La competenza a concludere accordi internazionali ---- c.d. competenza esterna. - L’art. 216, par. 1, che definisce in termini generali in quali casi l’Unione è competente a concludere accordi internazionali. - L’art. 3 , par. 2, che stabilisce in quali casi la competenza esterna dell’Unione ha carattere esclusivo. Art. 216: - Casi in cui la conclusione di un accordo è prevista dai trattati (competenza esterna normativamente prevista) - Casi in cui la conclusione di un accordo è necessaria per la realizzazione di uno degli obiettivi fissati dai trattati nell’ambito delle politiche dell’Unione (competenza esterna parallela) (competenza parallela preventiva) - Casi in cui la conclusione di un accordo è prevista da un atto giuridico vincolante dell’Unione(competenza esterna parallela) - Casi in cui l’accordo da concludere possa incidere su norme comuni o alterarne la portata. (competenza esterna parallela) (competenza parallela successiva) Questione ancora più delicata è stabilire se la competenza esterna dell’Unione ha natura esclusiva o concorrente. Si tratta di determinare se la possibilità che l’Unione concluda un accordo internazionale in un certo campo impedisca agli Stati membri di concludere a loro volta un accordo nel medesimo campo in alternativa all’Unione o a fianco della stessa (c.d. accordi misti). Risulta che la competenza esterna dell’Unione è esclusiva nei seguenti casi: a) Accordi che riguardano settori rientranti nella competenza esclusiva dell’Unione sul piano interno b) Accordi la cui conclusione è prevista in un atto legislativo dell’Unione c) Accordi la cui conclusione è necessaria per consentire all’Unione di esercitare le sue competenze a livello interno d) Accordi la cui conclusione può incidere su norme comuni o modificarne la portata Il caso a) è quello della competenza esterna originariamente esclusiva. Nelle materie in cui l’Unione ha competenza esclusiva sul piano interno, essa ha anche competenza esclusiva sul piano esterno. I casi b) c) e d) sono tutti casi di competenza esterna esclusiva derivata. Si tratta di accordi aventi ad oggetto settori rientranti nelle competenze concorrenti o anche in quelle di sostegno, coordinamento e completamento. La Corte ha quasi sempre concluso la non sussistenza di una competenza esclusiva dell’Unione. Le competenze dell’Unione nel settore della PESC Quanto al tipo di competenza, va osservato che la competenza avente ad oggetto la definizione e l’attenuazione della PESC è considerata dall’art. 2 TFUE come a sé stante, essendovi dedicato un apposito paragrafo. La classificazione tra competenze esclusive, competenze concorrenti e competenze del terzo tipo oggetto degli altri paragrafi dell’art. 2 non è operata pertanto riguardo alla PESC. L’obbligo di coerenza si ricava da numerose norme del Capo 2 del titolo V del TUE. Oltre al già richiamato art. 24 , par. 2, va richiamato il già citato art. 28, par. 2, dove si stabilisce che le decisioni di cui al paragrafo 1 vincolano gli stati membri ma con riferimento alle loro prese di posizione e alla loro azione, e l’art. 29, ultima parte, dove si afferma che gli Stati membri provvedono affinchè le loro politiche nazionali siano conformi alle posizioni dell’Unione adottate dal Consiglio. Quanto all’obbligo di coordinamento, secondo il quale gli Stati membri si consultano in sede di consiglio in merito a qualsiasi questione di politica estera e di sicurezza di interesse generale per definire un approccio comune e sono obbligati a consultarsi reciprocamente prima di intraprendere qualsiasi azione sulla scena internazionale e di assumere qualsiasi impegno che possa ledere gli interessi dell’Unione. In conclusione la competenza nel settore della PESC è da considerarsi sui generis. La categoria alla quale è più prossima sembra essere quella delle competenze del terzo tipo.
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